Sabbadini: “I volontari? Un argine contro la disgregazione sociale”

Sabbadini: “I volontari? Un argine contro la disgregazione sociale”

Fonte: www.vita.it

L’intervento del direttore centrale dell’Istat il 7 febbraio scorso in occasione della giornata inaugurale di Padova Capitale Europea del Volontariato 2020: “I volontari in senso lato non sono pochi. Sono circa 6 milioni in Italia, stimati dall’Istat secondo la definizione ILO, impegnati in settori diversi ma pronti a dare l’anima per gli altri e in gran parte in modo continuativo. 126 milioni sono le ore dedicate a questa attività dalle persone coinvolte in un mese. Un contributo molto importante. Certo non è bastato e non poteva bastare questo impegno per uscire dalla crisi, ma se non ci fossero state le reti sociali, saremmo in una situazione molto più difficile dell’attuale”.

I dati Istat ci dicono che il nostro Paese ha un grande patrimonio di solidarietà rappresentato dalle reti familiari e dalle reti di volontariato. Un patrimonio che ci ha permesso di affrontare, seppure con grandi sacrifici, un periodo di crisi così intensa e lunga, molto dolorosa in termini di povertà. La nostra crisi sociale è stata profonda e più lunga di quella economica. Non è terminata con l’uscita dalla recessione nel 2014. La povertà è raddoppiata nel 2012 e non è mai tornata al punto di partenza, 5 milioni sono i poveri assoluti. La crisi è stata trasversale, ha colpito tutte le zone del Paese, anche quelle più ricche, ma al tempo stesso selettiva, ne hanno sofferto più alcuni di altri. Più gli uomini delle donne. Più i giovani degli anziani. Più il Sud del Nord. Le disuguaglianze sono aumentate. E gli uomini, il Sud e i giovani non hanno ancora recuperato i livelli di occupazione precedenti la crisi.

L’Italia ha sempre avuto la capacità di risollevarsi da situazioni difficili lo farà anche in questo caso in nome del bene comune come lo fanno i volontari di ogni tipo giorno dopo giorno con continuità. Più si rafforzerà il tessuto sociale, più crescerà la fiducia e quindi lo sviluppo del Paese.

C’è però un dato positivo di cui devono essere coscienti istituzioni e società civile. Non sono emersi segnali di disgregazione sociale. In particolare non sono aumentati i reati violenti, anzi gli omicidi sono diminuiti e così anche altri reati violenti; né si sono sviluppate rivolte con episodi violenti come in Francia. E questo non è un piccolo dettaglio, considerando l’intensità e lunghezza della crisi, maggiore di molti Paesi europei. Ciò vuol dire che il nostro tessuto sociale ha sostanzialmente tenuto, le nostre reti sociali e in particolare quelle familiari e del volontariato hanno reagito. Ciò è avvenuto in tutte le fasi della crisi. E’ successo all’inizio quando due ammortizzatori sociali fondamentali hanno agito impedendo alla povertà di crescere nei primi tre anni: la cassa integrazione e la famiglia, la cassa integrazione proteggendo i capifamiglia e le famiglie proteggendo i figli giovani, dando fondo ai risparmi e indebitandosi.

E’ successo anche dopo il balzo della povertà. La solidarietà è continuata, gli anziani con le loro pensioni hanno aiutato figli adulti che avevano perso il lavoro. I giovani sono stati protetti spesso dai loro genitori. Le donne hanno garantito, sovraccaricandosi, l’assistenza dei genitori anziani non autosufficienti e il sostegno ai nipoti. E poi tante piccole imprese, tessuto fondamentale del Paese hanno resistito rinnovandosi. Certo molte altre non ce l’hanno fatta. Le reti non potevano materialmente risolvere tutti i problemi, ma hanno agito nell’assistenza sociale, sanitaria, sul piano economico.

Ma riflettiamo sulla portata di questa nostra ricchezza. I volontari in senso lato non sono pochi. Sono circa 6 milioni in italia, stimati dall’Istat secondo la definizione ILO, impegnati in settori diversi ma pronti a dare l’anima per gli altri e in gran parte in modo continuativo. 126 milioni sono le ore dedicate a questa attività dalle persone coinvolte in un mese. Un contributo molto importante. Certo non è bastato e non poteva bastare questo impegno per uscire dalla crisi , ma se non ci fossero state le reti sociali, saremmo in una situazione molto più difficile dell’attuale.

Bisogna però fare attenzione, perché le reti si sono sovraccaricate, hanno dovuto far fronte ad un carico eccessivo di lavoro a causa anche della crisi. E dobbiamo anche considerare che i “care giver”, le persone che danno aiuti gratuiti, hanno sempre meno tempo da dedicare mentre i bisogni da soddisfare sono sempre più in aumento. Le reti hanno bisogno di rinvigorirsi, di riprendere fiato, di rigenerarsi dopo questo grande sforzo, hanno bisogno loro stesse di essere sostenute. I sacrifici di tanti sono stati notevoli. Dobbiamo ripartire da qui dalla coscienza della forza del nostro tessuto sociale e delle nostre comunità. Il nostro è il Paese della tenacia, della creatività, della bellezza.

L’Italia ha sempre avuto la capacità di risollevarsi da situazioni difficili lo farà anche in questo caso in nome del bene comune come lo fanno i volontari di ogni tipo come voi giorno dopo giorno con continuità. Più si rafforzerà il tessuto sociale, più crescerà la fiducia e quindi lo sviluppo del Paese.

Scritto da Linda Laura Sabbadini


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