Riprendiamoci con-tatto

Riprendiamoci con-tatto

Fonte: www.comune-info.net

I racconti della pandemia, con l’ossessiva metafora bellica, hanno ridotto il fenomeno epidemico a pura dicotomia di potenza tra noi e un nemico imprevedibile e naturale, occultando le infinite connessioni che legano le persone tra loro e le persone alla natura e nascondendo le nostre pesanti responsabilità. Per questo il dopo lockdown dovrebbe essere prima di tutto il tempo delle domande e della lenta ricerca di risposte collettive. Anticorpi solidali. Riprendiamoci con-tatto è un testo – curato da un gruppo nato all’interno della Rete nazionale dei beni comuni – che va in quella direzione: lo fa mettendo in comune saperi che emergono dalla vita di ogni giorno e da luoghi collettivi e non dalla tirannia dell’espertismo “dall’alto”.

Foto di Bettola Casa Cantoniera Autogestita, uno dei collettivi della Rete nazionale dei beni comuni

“Noi abitiamo la lingua che parliamo”, dicono i filosofi del linguaggio, perché il linguaggio costruisce e definisce “cose”, concetti e simboli del mondo in cui viviamo. Usare le parole che si fanno (e ci fanno) capire, che rendono trasparente e non manipolabile ciò che scambiamo tra noi – perché sono vicine alle nostre esistenze individuali e collettive – significa creare una narrazione incarnata nella vita, nella materialità dei corpi e delle esperienze che attraversiamo, donne, uomini, tutto, nel nostro cammino verso un’esistenza degna.

Il virus che sta colonizzando il nostro pianeta è la dimostrazione che viviamo nel più complesso dei mondi possibili, multiverso globale e sistema di sistemi nel quale, secondo il suggestivo assunto del matematico e meteorologo Edward Lorenz, “il battito d’ali di una farfalla in Brasile provoca un tornado in Texas”. Troppo spesso, al contrario, i racconti della pandemia, con l’utilizzo fuorviante del paradigma e della metafora bellica, hanno ridotto il fenomeno epidemico a pura dicotomia di potenza tra noi e un nemico, il virus “reso umano”, occultando le infinite interconnessioni, gli intrecci, i fili spessi o sottili che legano le persone tra loro e le persone alla natura – in una parola l’ecosistema e le sue interazioni – e nascondendo le nostre pesanti responsabilità sotto il tappeto del salotto buono.

Da quando ha cominciato a diffondersi la pandemia, una narrazione erronea ha costruito falsi immaginari, che impediscono alle comunità (di) viventi di progettare soluzioni solidali e di giustizia sociale, ambientale e di genere, per uscire dalla crisi emergenziale attraverso il rifiuto della tanto evocata normalità, che ha rappresentato in realtà il problema all’origine del disastro attuale.

Anche in questa nuova fase, non ancora post pandemica, in cui siamo comunque alle prese con la riapertura di spazi e attività, una narrativa erronea e manipolatoria induce a creare polarizzazioni contrapposte, che creano stress e mettono alla prova le modalità di incontro, confronto e azione delle nostre comunità e degli spazi di solidarietà e politica “dal basso” che attraversiamo.

Mentre facciamo le nostre “prove di ripresa”, incalzati da eventi che richiedono la nostra presenza nei luoghi dell’attivismo – non più solo virtuali – e nello spazio pubblico della testimonianza e della lotta, ci poniamo alcune domande che riteniamo essenziali, proponendo a tutti di costruire insieme una molteplicità di risposte collettive e di creare un patrimonio comune di modi e pratiche co-costruite e scambiabili.

È dunque possibile: proporre una narrazione che tenga conto della complessità e rifugga dalle contrapposizioni manichee? creare trame di racconti intessuti dell’esperienza viva e materiale dei corpi, alternative a quelle dominanti? concepire immaginari del presente che evochino potenzialità trasformative e progettare intrepide e sfidanti incursioni nel futuro, già dietro l’angolo? porci domande evitando la trappola delle risposte affrettate e riduttive (mascherina sì, mascherina no; distanziamento sì, distanziamento no; …) – che ci privano della possibilità di usare le mille sfumature del grigio di cui si tingono le nostre comunità includenti e riflessive – e uscendo dall’escludente bicromia del bianco e nero? originare saperi esperienziali che scaturiscono dalle lotte, saperi “dal basso”, per sottrarre le nostre vite alla tirannia dell’espertismo “dall’alto”?

Le risposte cerchiamo di darle insieme a voi, che sicuramente leggerete questo libriccino di servizio con lo spirito dei pertinaci fabbricanti di futuro.

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Scritto da Gruppo Anticorpi solidali

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