“Portineria 14” Un modello di economia solidale

“Portineria 14”  Un modello di economia solidale

 

C’era una volta il Bar, luogo d’incontro, di relazioni, di scambio di opinioni, di chiacchiere e risate. Un quotidiano locale e uno nazionale erano gli unici strumenti d’informazione, oltre i pettegolezzi e le analisi pseudo-sociologiche dei frequentatori più saccenti. Il proprietario barista era l’amico, il confidente, il confessore di cui tutti si fidavano e latore dei messaggi fra i clienti abituali: …”se passa Gianni digli che ritorno fra dieci minuti”.

Poi venne l’era moderna e il Bar diventò il luogo del consumo veloce, del caffè all’impiedi, dell’aperitivo fugace, della relazione effimera e fuggevole. Un avvicendarsi di volti senza storia, di frettolosi clienti testimoni di uno stile di vita convulso e affannevole.

Adesso nasce un nuovo modello di Bar un pò figlio della sharing economy e del bisogno di vivere con lentezza. Un ritorno al passato dove il Bar era il “tuo” luogo dove ritrovare te stesso con gli amici che ti aiutano nel disbrigo di qualche faccenda quotidiana, dove ti senti protetto. In questo nuovo Bar al posto dei giornali trovi Internet e al posto del vecchio barista trovi tre giovani ragazze Federica Torri Leone, Emanuela Frau, Francesca Laudisi che con un lampo di genio si sono inventate un lavoro che ha il sapore del passato dove le relazioni erano alla base della socialità e della solidarietà. Il locale si chiama “Portineria 14” si trova a Milano in via Ettore Triolo 14, zona Porta Ticinese, è un Bar bistrot, dove puoi consumare un caffè, un aperitivo fermarti per una pausa-pranzo, lavorare con Internet senza obbligo di consumazione. E’ anche una “portineria” di quartiere, dove puoi lasciare in custodia chiavi, libri, e altri piccoli oggetti. Puoi farti recapitare la posta, i pacchi, puoi trovare un elenco di artigiani idraulici, elettricisti, muratori. Tutto gratuitamente. Da marzo di quest’anno “Portineria 14” è diventata anche un banco alimentare gratuito, dove la gente può andare a ritirare i beni di prima necessità che sono riusciti a raccogliere: pasta, zucchero, pelati, scatolame, indumenti e tutto quello di cui dispone il Bar grazie alla solidarietà e al lavoro di tante persone che credono ancora nei valori umani.

 

 

Qualcosa del genere era stato realizzato da un locale a Parigi, il «Lulù dans ma rue»: un chiosco simile a un’edicola, a pochi metri da Place Des Vosges. Un servizio a disposizione degli abitanti del quartiere, cui rivolgersi nel caso serva aiuto. Piccoli problemi che spesso ti mettono in crisi e non sai a chi rivolgerti?  Lùlù ti aiuta a risolverli: trovare un tecnico informatico, un elettricista, un idraulico, un giardiniere, un sarto. Un elenco di artigiani e di giovani informatici è a tua disposizione.

Ma le giovani imprenditrici milanesi sono andate oltre, hanno voluto realizzare anche un banco alimentare per aiutare le fasce più bisognose del quartiere e dare un segnale, una testimonianza di un cambiamento verso una società più umana, dove si avverte, ora più che mai, il bisogno di recuperare i rapporti di fiducia e di solidarietà tra le persone. “Chiunque si trovi in difficoltà, ma proprio chiunque, può venire in portineria e ritirare la sua spesa ogni settimana.  Non vogliamo sapere nulla, non vogliamo nessuna spiegazione né fare alcuna verifica. Siamo convinte che la fiducia sia sufficiente. Se poi qualcuno farà il furbo è un problema suo, della sua coscienza”.

“L’idea ci è venuta perché ci siamo resi conto che anche in questo quartiere ci sono molte persone in gravi difficoltà economiche – sottolinea Francesca a Redattoresociale.com -. Si vedono numerosi anziani che frugano tra le cassette di merce scartata dai venditori ambulanti al termine del mercato. E siamo convinte che un piccolo sforzo da parte di tutto possa cambiare la vita di qualcuno. Sono una sognatrice e penso che anche questa cosa si possa fare e che molti ci daranno una mano. Se apri le porte la gente entra, se crei fiducia la gente si mette in gioco“. Portineria 14 già da tempo fa anche una raccolta di indumenti usati per i senza dimora. “Ci sono persone che magari non sono quasi mai venute qui per bere un caffè, ma ci vengono per donare i vestiti”, racconta Francesca. E se ogni giorno si dovesse creare una fila di decine di persone che chiedono un aiuto? “È quello che mi auguro. E daremo una risposta a tutti, aiutati da quelli che ci sostengono da sempre”. Un progetto sociale coraggioso che ha il valore di una risposta a una società nichilista e individualista dove il denaro e i consumi sono gli unici paradigmi valoriali. Un modello di economia solidale, realizzato da queste ragazze,  foriero di un nuovo mondo solidale.

di Armando Lunetta


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