Comunità solidali

Comunità solidali

Fonte: www.pressenza.com

Nelle ultime settimane, da Scicli a Comerio passando per Marigliano e Carpi, ovunque gruppi di migranti hanno trovato il modo di prendersi cura di relazioni sociali ferite dal mercato, dal razzismo e dalla pandemia. È possibile fare comunità ogni giorno in tanti modi, dicono quei gruppi, anche preparando mascherine, raccogliendo soldi, facendo la spesa… Alcune esperienze nate intorno alla Rete dei Comuni Solidali.

(Foto di https://comune-info.net/)

L’emergenza Covid-19 ha catalizzato l’attenzione dei media degli ultimi mesi. La primavera 2020 verrà ricordata per il lungo isolamento indotto dal rischio di contagio che ha portato milioni di cittadini a stravolgere le proprie abitudini. Improvvisamente sono scomparsi dalla scena i temi emergenziali che hanno caratterizzato le cronache degli ultimi tempi. Il pericolo invasione dei migranti non è stato più oggetto di talk show. Nel frattempo però, le disposizioni introdotte dai Decreti sicurezza, voluti da Matteo Salvini e mai messi in discussione dal governo Cinque stelle-Pd, hanno ulteriormente marginalizzato i migranti. L’abolizione dell’iscrizione anagrafica e dell’assistenza sanitaria hanno spinto alla clandestinità masse di persone, rendendo più difficili anche gli interventi contro il contagio.

Nel clima di ansia collettiva, gli invisibili sono riapparsi all’attenzione generale quando tanti hanno capito che l’economia si regge sui migranti. Per la prima volta nella storia recente, grazie proprio a questo virus invisibile, si è parlato di “regolarizzazione”. La ministra Teresa Bellanova ha aperto il dibattito e da subito si è intravisto il percorso che questo iter avrebbe intrapreso: regolarizzare le braccia ma non le persone. Qualcosa nonostante tutto si è mosso. Il contesto è cambiato: il migrante non è più quello che sottrae risorse e lavoro agli italiani ma anzi, è vittima di un sistema che si regge proprio sullo sfruttamento, sul lavoro nero di queste persone clandestine, non regolari, non inserite in un sistema di accoglienza. Malgrado i Decreti sicurezza abbiano colpito violentemente l’accoglienza diffusa in Italia, molte realtà ancora sopravvivono, diverse delle quali nate intorno alla Rete dei Comuni Solidali, e i migranti sono parte attiva delle comunità.

22 maggio

La città di Marigliano, in provincia di Napoli, ad esempio, è una di queste. Incastrata tra la zona industriale di Pomigliano d’Arco e la ben nota Terra dei fuochi, dove la Camorra spadroneggia, Marigliano è un territorio con un passato agricolo quasi del tutto dimenticato, nel quale la presenza dei migranti è sempre stata massiccia. Dal 2019, l’amministrazione comunale è entrata a far parte della Rete dei Comuni Solidali grazie all’azione di Nova Koinè (dal greco “comune”), un’associazione di giovani volontari e volontarie che, in collaborazione con altre realtà, promuove da anni iniziative con e per i migranti: corsi di italiano, formazione professionale, azioni di sostegno, ma anche partecipazione alla realizzazione della moschea. Durante la Fase 1 della pandemia, una delegazione dell’associazione culturale islamica Ar-Rayan di Marigliano ha consegnato al sindaco Antonio Carpino, una somma di danaro raccolta tra i suoi soci come segno di solidarietà per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Il comune, coadiuvato dalle associazioni di volontariato, ha sostenuto con Buoni spesa e con un Servizio di assistenza domiciliare anche i migranti presenti non regolari, non iscritti all’anagrafe. In uno dei giri quotidiani per consegnare i Buoni spesa, il 22 maggio, i volontari sono intervenuti per soccorrere una giovane donna indiana che stava partorendo: il parto era stato programmato tra le mura di casa, la donna sapeva di essere “irregolare”, senza perciò alcun diritto all’assistenza sanitaria. Il parto si stava complicando, grazie alla presenza dei volontari è stata chiamato il 118 e la giovane donna ha potuto partorire in sicurezza in ospedale. La notizia ha segnato tutta la comunità mariglianese.

Facciamo un patto

In Sicilia, a pochi chilometri da Pozzallo, in provincia di Ragusa, il comune di Scicli, il 27 maggio ha siglato, insieme alle realtà impegnate sul territorio per i diritti e la tutela delle persone più vulnerabili, un Patto di solidarietà diffusa per la promozione di una società aperta e inclusiva. Un accordo pensato “per non lasciare nessuno indietro, in questa Fase 2”. Tra i primi comuni aderenti alla Rete dei Comuni Solidali, Scicli ha voluto così mettere a frutto la preziosa collaborazione con le associazioni e le realtà sociali locali per rilevare i bisogni della popolazione nella fase delicatissima di post pandemia. Tra i promotori del Patto, la Casa delle culture, che fa parte di Mediterranean Hope – Programma Rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Gli attori del Patto hanno cominciato a svolgere un’azione di monitoraggio, mediazione e facilitazione degli aiuti e degli aspetti burocratici per accedervi. Non solo per sostenere i nuclei familiari più fragili, ma anche per rilanciare forme di turismo leggero locale e promuovere la tutela dell’ambiente. Una rete di “persone che aiutino le persone”, insomma.

La Casa delle culture di Scicli sin dalla sua nascita, nel dicembre 2014, ospita e accoglie minori non accompagnati e famiglie di migranti, fornendo loro tutto il sostegno necessario per inserirsi nella comunità. Dopo sei anni di attività il bilancio è tutto in positivo e i numerosi migranti che sono transitati a Scicli hanno trovato un luogo accogliente e una comunità ospitale con la quale hanno potuto da subito interagire.

L’iniziativa del Patto è stata promossa insieme alla Casa della donna di Scicli, Cgil Scicli, Auser Scicli, l’Opera diaconale metodista della stessa cittadina, Sem – Spazi espressivi monumentali. Con la consapevolezza che il prossimo futuro si profila critico per tutti, il Patto di solidarietà ha previsto la costituzione di un Tavolo permanente di confronto, fra i servizi sociali del Comune, le associazioni e i volontari presenti sul territorio.

Solidarietà porta a porta

Comerio è un comune in provincia di Varese di circa 2.900 abitanti. Il suo sindaco attuale, Silvio Aimetti, è stato oggetto di una forte attenzione mediatica quando, nel 2015, ha deciso di assegnare due abitazioni di sua proprietà all’accoglienza dei migranti: in terra di Lega, l’azione è risuonata come una provocazione ma nei fatti ha generato un effetto domino che ha condotto alla nascita della “Rete civica degli amministratori per l’accoglienza e la lotta alla povertà della provincia di Varese”. La Rete civica oggi conta oltre trenta comuni e ha aderito alla Rete dei Comuni Solidali. A Comerio si sono così aperte le porte ai migranti, accolti nel progetto Sprar, ora Siproimi (“Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati”) e da allora altri comuni limitrofi ne hanno seguito l’esempio.

La pandemia, come noto, si è molto diffusa in questo territorio. Anche Comerio ha purtroppo accusato diversi decessi. Il clima nel paese è stato di forte preoccupazione, in particolare tra gli anziani. Il sindaco e l’amministrazione comunale hanno perciò deciso di andare a portare personalmente a casa la spesa agli anziani, per evitargli così di uscire ma soprattutto per rassicurarli. Erano però i giorni di maggior diffusione del contagio e non tutti erano in possesso delle mascherine protettive: bisognava fare in fretta e limitare il più possibile i danni. E così, il comune ha deciso di organizzare un gruppo operativo costituito da volontari, tra i quali molti migranti, per accelerare la consegna capillare delle mascherine. Un lavoro di gruppo, reso possibile da una partecipazione alla vita comunitaria già consolidata nel tempo.

Filiera corta: da Carpi al Pakistan

Carpi, è un comune di oltre 70.000 abitanti, di cui il 14 per cento stranieri, a circa venti chilometri da Modena. Durante il periodo di isolamento da Covid-19, come molti comuni italiani, è stato avviato un progetto di Solidarietà Alimentare a seguito dell’ordinanza della Protezione Civile del 29 marzo che ha erogato dei fondi di emergenza per dare una risposta immediata a tutti i nuclei familiari in difficoltà economica. L’amministrazione ha voluto però caratterizzare questa iniziativa dando valore all’economia locale promuovendo accordi con produttori locali, piccoli esercenti e altre realtà territoriali presenti per favorire la filiera corta in un’ottica di economia solidale.

Nel mese di marzo, in piena crisi pandemia, la comunità pakistana di Carpi ha inviato una lettera al sindaco Alberto Belelli: “Cara Carpi, care amiche e cari amici carpigiani, vi scriviamo per esprimere la nostra sincera solidarietà durante questi tempi tesi e difficili, e per porgere le nostre più sentite condoglianze alle famiglie che hanno perso i propri cari a causa del Coronavirus. È profondamente rattristante per noi immigrati vedere che il paese che ci ha accolti, che ci ha nutriti e sfamati, che ci ha dato prospettive di vita migliori, ambizioni e sogni nuovi, e che consideriamo casa a tutti gli effetti, sia messo in ginocchio dall’insidia di un nuovo virus”.

Le parole di solidarietà espresse dalla più numerosa comunità straniera sul territorio, che conta oltre 2.300 persone, sono state accompagnate da un assegno di 10.300 euro, raccolto in pochissimo tempo tra tutti i pakistani che hanno voluto e potuto partecipare, e versato alla Protezione Civile dell’Unione delle Terre d’Argine, per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Presente all’interno della Consulta per l’Integrazione, la comunità pakistana partecipa da anni a numerose iniziative solidali, come la raccolta alimentare di generi di prima necessità Sos Spesa e nel 2012 si è distinta per il supporto concreto durante l’emergenza terremoto. “L’anima di ogni italo-pakistano vibra con l’anima dell’Italia intera. Ne usciremo insieme, più forti”, conclude la lettera.

Scritto da Roberta Ferruti – Comune-info

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