Morricone, il più grande artigiano del suono

Morricone, il più grande artigiano del suono

Fonte: www.vita.it

È mancato nella notte in una clinica romana per le conseguenze di una caduta il premio Oscar Ennio Morricone. Il compositore 91enne ha scritto molte delle pagine più belle della storia del cinema. Ma oltre al mito c’è molto altro.

Ennio Morricone è stato uno dei più grandi compositori della storia del cinema. Se la vogliamo dire con le onoreficienze raccolte sul campo, ha vinto 3 Golden Globe, 6 Bafta, 10 David di Donatello (e per altri 5 la candidatura), 5 nastri d’argento. E poi, un Oscar alla Carriera nel 2007, e – finalmente, alla sesta nomination – l’Oscar alla Migliore colonna sonora per The Hateful Eight di Tarantino. Ha anche una stella sulla Hollywood Walk of Fame, la mitica passeggiata di Los Angeles dove sono ricordati tutti i più grandi dello spettacolo, e a lui è stato dedicato nientemeno che un asteroide, il 152188 Morricone.

L’autobiografia

Dall’inconfondibile sonorità del far west di Sergio Leone all’epocale soundtrack di C’era una volta in America, da Mission agli Intoccabili, la sua è musica che si descrive con un solo aggettivo: indimenticabile. Le sue composizioni infatti sono diventate parte integrante del bagaglio sonoro di intere generazioni. Non è un caso se una delle più belle performance della musica dai balconi italiani durante il lockdown è stata quella del chitarrista Jacopo Mastrangelo che si è esibito sopra Piazza Navona con una versione di chitarra proprio di C’era una volta in America.

Tappeti sonori che vanno ben oltre il semplice accompagnamento, e che si fanno corpo assieme all’immagine, divenendo pasta tangibile e presentissima della pellicola.

Ma come nascevano questi capolavori? Dove veniva scovata l’ispirazione? Chi era davvero l’uomo che c’era dietro? Il suo ritratto emerge tra le pagine della sua autobiografia in forma di dialogo, edita da Mondadori, Inseguendo quel suono. La mia musica, la mia vita. Una conversazione, frutto di anni di incontri, con il compositore Alessandro De Rosa, ricca di aneddoti e riflessioni, per alzare il velo al di là del mito.

«Questa lunga esplorazione, questa lunga riflessione, a questo punto della mia vita è stata importante e persino necessaria. Entrare in contatto con i ricordi non significa solamente malinconia di qualcosa che sfugge via come il tempo, ma anche guardare avanti, capire che ci sono ancora, e chissà quanto ancora può succedere» si legge nella presentazione. Il libro è un dialogo denso e profondo, in cui Morricone racconta con ricchezza di particolari il suo percorso: gli anni di studio al Conservatorio, gli esordi professionali per la Rai e la Rca dove scrive e arrangia numerose canzoni di successo – sua, tra le tante, Se telefonando, interpretata da Mina –, le collaborazioni con i più importanti registi italiani e stranieri, da Leone a Pasolini, a Bertolucci e Tornatore, da De Palma a Almodóvar, fino a Tarantino.

Gli scacchi

Ma il Maestro non era “solo” questo. Era anche un ottimo scacchista e deteneva la seconda categoria nazionale. «Io non avevo una vocazione alla composizione, è stato un processo graduale», raccontava, «Prima volevo diventare medico, poi scacchista: patteggiai col grande Boris Spasskij, e vinsi facile con Terrence Malick. Ora gioco con Mephisto, una scacchiera elettronica. In genere vince Mephisto. Gli scacchi sono parenti della matematica e la matematica lo è della musica».

Gli aneddoti

In una bella intervista al Corriere della Sera raccontò uno dei tanti aneddoti di un grande artista che visse il jet set e la fama in maniera molto schiva e normale. «La musica di C’era una volta in America era stata scritta per Amore senza fine di Zeffirelli. Ma poi Franco voleva infilare nel film una canzone di Lionel Richie e io piantai tutto. La feci poi sentire a Sergio Leone quando mi chiese: “Hai mica degli scarti di altri film che non hai usato?”».

Tra le tante storie che negli anni ha raccontato c’era anche un grande cruccio. «Mi chiamà Stanley Kubrick per Arancia Meccanica. Eravamo d’accordo anche sul compenso: 15 milioni di lire, poca roba per una produzione di quel livello. Voleva qualcosa più simile a Indagine. Detesto direttive di questo tipo, ma in quel caso avrei ceduto perché era Kubrick. Il progetto sfumò con una telefonata di Leone: gli spiegò che ero ancora impegnato con Giù la testa. E il film lo fece con Walter Carlos.»

Bono Vox, Metallica e Ramones

Ma come ricordare nel modo più giusto il Maestro? Forse la chiave migliore è proprio la musica. E allora perché non usare Magnificent degli U2 che Bono Vox scrisse proprio per omaggiarlo, contenuta nell’album No Line on The Horizon.

Oppure con la versione dei di Metallica di Ecstasy of Gold, tratta dal film Il Buono, il brutto e il cattivo, con cui dal 1983 aprono i loro concerti, così come facevano anche i Ramones.

Scritto da Lorenzo Maria Alvaro

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