L’economia di papa Francesco: lotta alla povertà, istruzione, ecologia

L’economia di papa Francesco: lotta alla povertà, istruzione, ecologia

Fonte: www.avvenire.it

di Cinzia Arena

L’appello ai partecipanti a The Economy of Francesco: «Spero che possiate usare i vostri doni per sistemare gli errori del passato e dirigerci verso una economia più solidale, sostenibile, inclusiva».

Papa Francesco Bergoglio, The Economy of Francesco

Un bagaglio di idee, ricerche e progetti concreti per “cambiare il mondo” e sconfiggere le diseguaglianze. Con una rivoluzione che parte dal basso, da quei giovani economisti e imprenditori che due anni e mezzo fa papa Francesco ha chiamato a raccolta per costruire un modello di sviluppo più equo e sostenibile. Una sfida che la pandemia e la conseguente crisi economica ha reso più che mai urgente.

Dopo il primo appuntamento, totalmente in streaming per via della pandemia dello scorso novembre, venerdì 1 ottobre scorso ad Assisi c’è stata la seconda tappa di questo cammino. In mattinata duecento giovani di uno degli “hub” tematici che si sono confrontati su proposte e processi portati avanti durante quest’anno, nel pomeriggio c’è stato l’incontro ufficiale in collegamento dal Monte Frumentario che si è concluso con il video-messaggio del Papa. Altre quaranta città disseminate in tutti e cinque i continenti – da Montreal a Shangai, da Bogotà a Nairobi – hanno organizzato in contemporanea eventi paralleli. Povertà, finanza, lavoro, ecologia e impresa ma anche spiritualità e fraternità i temi portanti.

Un movimento di pensiero che spazia dalle questioni puramente teoriche, gli studi presentati da quattro giovani ricercatrici nel dibattito con Jeffrey Sachs della Columbia university pioniere dello sviluppo sostenibile e Helen Alford della Pontificia Università San Tommaso di Roma, sulla misurazione del benessere della popolazione o sulle politiche per la decarbonizzazione, ai progetti concreti di aiuto nei paesi in via di sviluppo come l’avvio di corsi di informatica nelle scuole dello Zambia grazie all’impegno di un gruppo di giovani che ha deciso di recarsi nel paese ed allestire delle aule computer.


«La qualità dello sviluppo dei popoli e della Terra dipende soprattutto dai beni comuni. Dobbiamo cercare nuove vie per rigenerare l’economia nell’epoca post-Covid»


Da Nairobi è arrivato un appello dei giovani economisti africani che hanno chiesto “solidarietà” al resto del mondo per costruire un nuovo sviluppo e lasciarsi alle spalle l’eredità della colonizzazione e i mali moderni della corruzione e della distruzione dell’ecosistema, mentre l’hub americano di Detroit ha messo l’accento sull’acuirsi delle ingiustizie sociali e ambientali e sul fallimento di un modello dell’economia “dall’alto al basso”.

Dall’Italia l’esperienza della cooperativa sociale Sicomoro di Matera impegnata accanto ad anziani, migranti, bambini e disabili in tutta la Basilicata. E il racconto di Said, giovane egiziano arrivato in Italia a 13 anni che adesso è il responsabile del ristorante etico Panecotto.

Non è mancata una presa di posizione in difesa dei diritti delle donne in Afghanistan con la testimonianza da Barcellona di Nadia Ghulam. A discutere con i giovani personalità di fama internazionale: oltre a Sachs e Alford hanno partecipato all’evento Vandana Shiva, Jennifer Nedelsky, Partha Dasgupta, Sabina Alkine e lo scienziato, Stefano Mancuso, direttore del laboratorio di Neurobiologia vegetale di Firenze.

«Il programma di ottobre si è concentrato sui frutti maturati in questi mesi in tutto il mondo. Due anni fa EoF era un annuncio, oggi è una realtà» ha commentato il comitato organizzatore dando appuntamento a tutti tra un anno, per l’incontro, finalmente in presenza, tra i giovani e il Papa. Padre Enzo Fortunato, responsabile della struttura informativa di EoF ha sottolineato come i giovani abbiano messo in pratica con il loro impegno «le parole che un anno fa proprio ad Assisi in piena pandemia Bergoglio volle consegnare all’umanità intera: fratellanza significa affrontare la tempesta insieme senza dimenticare gli ultimi».

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