Laureate in bottega: la rete delle donne che rilanciano i negozi di quartiere

Laureate in bottega: la rete delle donne che rilanciano i negozi di quartiere

Fonte: www.italiachecambia.org

Promuovere innovazione sociale e buone pratiche di sostenibilità, tessere relazioni di vicinanza e costruire il proprio futuro partendo dal negozio di quartiere. È la strada scelta da Maddalena Cassuoli che dopo aver aperto il suo punto vendita di abiti e accessori di seconda mano ha dato vita ad un blog per mettere in rete chi sta portando avanti esperienze simili.

Prende vita a Vigevano un progetto nato dall’esigenza di cambiare vita. Protagonista è Maddalena Cassuoli che, pur facendo un lavoro che le piaceva e per cui aveva studiato, quattro anni fa ha scelto di intraprendere una nuova attività. Un nuovo modo di fare il negoziante, attento all’ambiente, creativo e fortemente radicato nel territorio. Un lavoro di connettore sociale sul territorio. Nel tempo questo progetto sta diventando anche una rete, appena nata, attraverso il blog “Laureate in bottega“, per confrontarsi con chi in tutta Italia sta portando avanti le stesse esperienze.

Roberta di LaRob Store, a Roma

L’idea è stata quella di poter trasformare i propri interessi e le proprie idee sulla sostenibilità ambientale, sul riuso e sul riciclo, in una attività commerciale. Ci racconta Maddalena: «Mi sono calata in un ruolo, quello del commerciante, che rispetto al mio immaginario, ho rivisto. Infatti il negoziante di quartiere può essere un innovatore sociale se consapevole, preparato e appassionato. Può creare relazioni solidali e contribuire a ricostruire dimensioni di vicinanza».

Così nel 2016 Maddalena ha aperto L’Antina a Vigevano, dove vende capi di abbigliamento di seconda mano, accessori e pezzi di artigianato fatti principalmente con materiali di recupero fatti da artigiani soprattutto di questa zona ma anche del resto d’Italia. «Il negozio economicamente cresce ma ancora non mi permette di vivere solo di quello. Il mio sogno è che il negozio basti a se stesso sul territorio», ci confida. 

Attraverso occasioni di recupero e riciclo si può promuovere una maggior consapevolezza: gli oggetti sono un rifiuto se sono stati scartati dal ciclo del commercio, invece riacquistano valore, anche creativo e culturale, se diventano veicolo di nuove conoscenze e nuovi valori. Trasformando i potenziali rifiuti in oggetti davvero utilizzati creiamo abitudini quotidiane più rispettose dei nostri spazi, dei luoghi e meno automatiche.

Infatti presso L’Antina si svolgono corsi e workshop organizzati dagli artigiani, percorsi creativi e serate swap party (festa dello scambio) a costo zero con vestiti portati dagli altri. «Da più di un anno a queste serate di scambio ho associato una raccolta fondi per Mani Tese, con almeno 2 euro a partecipante, così ognuno contribuisce, perché la cosa importante è il senso della socialità.

In particolare per questo territorio abbiamo creato delle connessioni di solidarietà, ad esempio con il centro antiviolenza Kore di Vigevano con cui nel 2016 abbiamo attivato il progetto Coperta Collettiva». Chi voleva, poteva produrre un quadrato di lana, a maglia o a uncinetto, e portati in negozio, venivano uniti per formare una coperta. All’inizio le coperte venivano donate ad alcune associazioni del territorio, senza circolazione di denaro ma, poiché le coperte erano molte, si è deciso di cambiare formula. Ora sono state messe in vendita, soprattutto verso Natale, con l’obiettivo di raccogliere almeno 400 euro cioè il costo di un corso di cucina professionalizzante per indirizzarlo ad una delle donne del centro antiviolenza. Una donna così può essere aiutata a diventare indipendente ed uscire dal circuito di violenza domestica.

L’Antina di Maddalena Cassuoli

Ma Maddalena ci tiene a sotttolineare che il negozio vuole essere prima di tutto un progetto per il territorio, di vicinanza sociale. Così quando in questo loockdown si è trovata a fare anche un po’ di shop on line ha cercato formule di scambio diverse: «la facilità con cui si usa l’on-line non fa capire bene l’impatto delle proprie azioni; mi sembra che ogni pacco spedito con la formula veloce aumenti l’emissione di C02 pari al taglio di 80 alberi. Io voglio essere un negozio fisico, promuovere il valore del vicinato e minimizzare le emissioni di CO2; ad esempio faccio le consegna gratuite e non avendo io la macchina, riduco al minimo l’impatto del mio commercio. Ho anche pensato, in questo periodo di chiusura, di usare il web soprattutto per far prenotare uno o più capi, tutti pezzi unici, da ritirare poi di persona appena possibile.» 

Così, a compensazione simbolica delle emissioni generate dalle spedizioni on line, Maddalena ha aperto una collaborazione anche con l’Oasi Lipu “Bosco del Vignolo”.

Inoltre all’inizio di maggio, per potersi confrontare con attività simili alla sua, ha aperto un blog: “Laureate in bottega” con la speranza di creare una rete di persone ed esperienze che potessero mettere in comune idee e aiutarsi. Il blog è dedicato alle donne per raccontare storie al femminile e l’universo femminile in cambiamento.

Scritto da Annalisa Jannone

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