Il Terzo Settore e la società che cambia

Il Terzo Settore e la società che cambia

Fonte: www.kongnews.it

Alla scoperta delle buone pratiche per costruire un’economia solidale rivendendo responsabilmente il proprio stile di produzione e di consumo.

In una società ed in un’economia sempre più inclini alla logica del profitto, con la inevitabile crescita di conflitti, precarietà ed esclusione, è in continua crescita il movimento di donne e uomini alla ricerca di nuovi stili di vita, non fondati sul “ben-avere”, ma sul reale “ben-essere” della persona e della collettività, secondo criteri di eticità, equità, solidarietà.

Oggi la possibilità di seguire questi criteri, in tanti ambiti della nostra economia quotidiana, si va sempre più allargando, e sono molte le proposte reali e concrete che già esistono: il commercio equo e solidale, la finanza etica, il consumo critico e consapevole, la cooperazione sociale, le attività che si occupano di riciclo e riuso, di energie rinnovabili, di agricoltura biologica, di turismo responsabile, di solidarietà internazionale, di tutela dell’ambiente ed infine le tante realtà che si occupano di pace, diritti civili, parità di genere, cultura, arte, formazione ed informazione. Tante realtà che mettono ogni giorno la solidarietà al centro dei meccanismi economici e sociali, rivedendo in modo responsabile il proprio stile di produzione e di consumo, perché oggi è sempre più importante non tanto dare di più, ma piuttosto prendere di meno ed usare meglio le risorse disponibili. Ciò che si va realizzando è pertanto un’economia solidale, basata sulle relazioni e sullo scambio, tra le persone, i territori, le culture; un’economia che non solo accetta la complessità del nostro mondo, ma valorizza le differenze e respinge l’esclusione e lo sfruttamento.

Questo approccio è tanto più valido e necessario quanto si inserisce in una società globale come è ormai la nostra, caratterizzata dalla perdita di confini economici, finanziari e personali, dove l’attore sociale si trova di fronte a nuove esigenze, mai conosciute prima, e la società, a sua volta, è chiamata a cercare i modi per soddisfare tali bisogni. In passato questo ruolo è toccato allo Stato, con le istituzioni di welfare, ed al mercato, con le istituzioni privatistiche. Il periodo che stiamo vivendo – per quanto possa essere compreso nel fenomeno più grande della globalizzazione – può essere definito di transizione, perché ancora manca chiarezza sulle evoluzioni delle istituzioni sociali in seguito ai cambiamenti avvenuti a livello di società civile, nei modelli di azione sociale e nelle istituzioni stesse, che sono tenute a rispondere alle nuove richieste che l’ambiente pone. La risposta alla crisi delle istituzioni statuali e delle istituzioni di mercato sta, al momento, in una sintesi dialettica tra i due, comunemente definita “Terzo Settore”. 

In questo ambito, la risposta ai bisogni sociali non è affidata né allo stato, né al mercato, ma a varie organizzazioni intermediarie. Emergono quindi gruppi di interesse privati, basati su una cultura della solidarietà e composti da personale principalmente volontario, che operano nella gestione di politiche come quelle riguardanti la casa, la salute, l’assistenza, l’inclusione sociale, l’istruzione.

Per Terzo Settore si intende pertanto un modo di essere della comunità che si responsabilizza sui bisogni emergenti al suo interno, sempre meno a livello individuale e sempre più spesso tramite la costituzione di organizzazioni ad hoc. L’economia del Terzo Settore rappresenta quindi una risposta efficace e moderna a due diversi livelli di problemi. Il primo è quello riguardante i bisogni sociali crescenti ma insoddisfatti, a causa della crisi dei sistemi di welfare legata alle problematiche di bilancio degli Stati e all’inadeguatezza di molti servizi da essi direttamente gestiti; Il secondo è quello riguardante la crisi occupazionale: il Terzo settore diventa il campo in cui si possono esprimere capacità e competenze, fino ad ora considerate poco inerenti all’ambito professionale.

Termini come Terzo Settore, economia civile, privato sociale, no-profit, si riferiscono, dunque, a forme di azione sociale organizzate, che si basano su un capitale sociale fatto di altruismo e fiducia, che trascende l’immediato interesse individuale e particolaristico. Esse si esplicano in forme di associazionismo, volontariato e cooperazione sociale, che fanno leva sulla partecipazione e mobilitazione “dal basso” e che rispecchiano le esigenze della comunità reale e totale, rivolta verso obiettivi di benessere e giustizia per tutti.

La principale differenza tra le organizzazioni no-profit e quelle di stampo privatistico è lo strumento del volontariato da parte delle prime. Per volontariato si intende l’azione che una persona, adempiuti i doveri di cittadino, compie per gli altri. La gratuità è l’elemento istintivo dell’agire volontario rispetto ad altre componenti dell’economia sociale e ad altre forme di impegno civile: infatti essa è la testimonianza dell’assenza di logiche di individualismo e di utilitarismo economico, poiché il volontario è ibero da qualsiasi forma di potere e guadagno economico, l’unico utile ricavabile attiene all’arricchimento sul piano interiore e sul piano delle abilità relazionali. Il volontario mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, opera in modo libero e gratuito, promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari, contribuendo alla realizzazione del bene comune. In questo modo, le organizzazioni no-profit possono considerarsi più efficienti ed efficaci delle organizzazioni profit, poiché l’azione produttiva sociale non è costretta da nessuna imposizione soggettiva o oggettiva esterna, ma è fondata su motivazioni interiori e ideali.

L’economia solidale nel nostro Paese, rappresentata dal Terzo Settore, sta muovendo velocemente verso l’età matura, ma è sempre necessario farla conoscere, promuoverla e sostenerla, e per questo motivo è intenzione di Kong News dedicare una speciale attenzione a questo particolare ambito della nostra economia, che secondo l’Istat conta più di 5 milioni e mezzo di volontari, 336.000 istituzioni non profit, quasi 800.000 dipendenti e un giro d’affari che supera i 75 miliardi, rappresentando intorno al 4% del PIL. Presenteremo pertanto con frequenza quindicinale le “buone pratiche” più significative nei diversi ambiti, dando voce alle associazioni, ai progetti, ai loro manager ed al vero, e sempre poco citato, motore del Terzo Settore, i volontari, al fine di rinforzare la cultura della cooperazione e della solidarietà, patrimonio irrinunciabile per il nostro Paese.

Scritto da Paolo Di Dono

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