Il Grande Fratello in tasca: come sopravvivere all’era digitale

Il Grande Fratello in tasca: come sopravvivere all’era digitale

Fonte: www.ilcambiamento.it

Spiati, identificati, schedati, “sezionati” e “profilati”: accade con i social, Internet, le banche dati, i clic dal computer e dallo smartphone. Come difendersi?

La nostra epoca contraddistinta dal profitto a tutti i costi ha sposato le tecnologie digitali che le permettono di efficientare e velocizzare produzione e vendita. Scegliere, comprare e vedersi arrivare qualsiasi merce a casa non è mai stato così facile e veloce. Ma come tutte le cose legate al profitto, senza altro obiettivo che il profitto stesso, una simile prassi ha risvolti assai nefasti. 

Dalla apparente positività di avere accesso a informazioni e scambi di ogni tipo grazie alla tecnologia informatica si è passati ad una iperconessione costante nella quale si rimane incastrati in infinite distrazioni che hanno l’unico obiettivo di venderci qualcosa e visto che bastano un paio di click per comprare di tutto,  gli acquisti aumentano in maniera esponenziale. I social, Google, ormai sono macchine da guerra commerciali che usando parole evocative come comunità, sociale, appunto, connessione, amicizia, veicolano solo vendite accumulando profitti enormi e pagando tasse irrisorie se paragonate ai guadagni. 

Il loro obiettivo è quello di tenerci incollati a schermi per la maggior parte del tempo della nostra vita e ci stanno riuscendo pienamente. Così la persona, fatta per vivere a stretto contatto con la natura, si ritrova costantemente in un mondo virtuale e artificiale dove tutto quanto di autentico e reale si riduce sempre di più. Inoltre la velocizzazione e l’efficientamento delle vendite non porta che a una maggiore sfruttamento di risorse non rinnovabili e conseguente produzione illimitata di rifiuti.

Nell’interessante testo Come sopravvivere all’era digitaleMichele Bottari esamina le varie possibilità per avere degli strumenti digitali più liberi di quelli maggiormente conosciuti, considerando comunque che bisogna essere abbastanza esperti per orientarsi nelle varie proposte vista la loro complessità. Analizza poi i dispositivi di spionaggio pubblicitario comunemente chiamati smartphone che sono il Grande Fratello nelle nostre tasche. Bottari li descrive come un concentrato delle più invasive tecnologie che si possano immaginare, ecco solo alcuni delle loro particolarità:

«1) Innanzitutto si muovono con noi: ci hanno dato una dipendenza tale che non ce ne separiamo mai . E sono sempre accesi. Se sono in stand by, è possibile risvegliare la nostra attenzione con una notifica. Operazione che i social network e le app di messaggi utilizzano copiosamente

2) Sono dotati di due (o anche più n.d.a) telecamere e un microfono, in grado di fotografare, registrare e filmare (anche se apparentemente spenti, e a nostra insaputa) cioè che ci succede e con una visuale vicina ai 360 gradi

3) Sono dotati di un ricevitore GPS in grado di localizzare la nostra posizione in modo estremamente preciso. Non solo: i dispositivi sanno a che velocità ci stiamo spostando, quindi sanno se stiamo correndo, camminando, guidando, ecc. Sono in grado di localizzare e connettersi con tutti i telefoni  nelle vicinanze, quindi di rivelare con chi siamo in ogni momento.

4) Sono forniti di decine di diavolerie per collegarsi, sempre a nostra insaputa, a reti o micro reti di cui ignoriamo l’esistenza. Quindi non sono le banali reti GSM, UMTS, $G, bluetooth, Wi Fi, ma anche roba come beacons, pay, NFC. Conoscere quanto siamo vicini  ad una di queste reti serve a localizzarci.

5) Sono personali (cioè raramente stanno in mani diverse dalle nostre) e a firma certa: questo significa che, salvo denuncia di smarrimento, un’azione fatta dal nostro telefonino è legalmente attribuibile a noi. Per questo, tra l’altro, sono accettati per i pagamenti on line.

6) Funzionano attraverso delle app. Non si tratta di programmi convenzionali come quelli che si installavano nei PC, ma di software doppi. Doppi perché sono solo in parte residenti nel nostro dispositivo, l’altra metà risiede infatti nel server del fornitore del servizio. Ma sono doppi anche nel funzionamento: hanno uno scopo trasparente (quello per cui sono stati installati) e uno nascosto, ovvero trasmettere a qualcuno tutti i dati possibili sulle nostre abitudini, gusti, opinioni politiche, stile di vita, capacità di spesa ecc. Ah già: sono praticamente sempre connessi ad internet, che lo si voglia o no».

«Sono oggetti deliberatamente progettati per spiarci, e i servizi che ci offrono sono solo dei  pretesti (resi possibili dalle tecnologie spia di cui sono imbottiti) dei quali fino a qualche tempo fa non avevamo assolutamente bisogno».

Ce ne sarebbe abbastanza per ritornare al telefono a cornetta con la rotellina che faceva il giro.

Le considerazioni di Bottari spaziano dalla analisi accurata dei social come protagonisti del controllo capillare e di uno scadimento generale della cultura, fino agli aspetti ambientali legati al mondo digitale e che sono estremamente impattanti sia per i materiali che servono per la costruzione di cellulari e computer, sia perché la percentuale di riciclo è assai bassa. Per non parlare della Apple che per quello che riguarda i suoi prodotti affida lo smaltimento «a società terze con istruzioni specifiche di distruggere tutti i componenti. L’azienda vieta qualsiasi forma di rivendita o riutilizzo, in quanto tutto deve essere letteralmente fatto a pezzi».

Bottari è scettico anche sull’utilizzo dei bitcoin che «Se continuasse al ritmo attuale arriverebbe a consumare tutta l’elettricità del mondo entro il gennaio 2021».

Concordiamo sulle soluzioni che dà ad una esistenza digitale e che sono quelle che proponiamo da tempo: semplici, lineari, logiche perché facenti parte della nostra natura umana.

«E per allontanare il rischio della vacuità serve riempire il contenitore psichico con stati emozionali profondi, quelli tipici della sfera umana. Per fare questo il soggetto deve sostanzialmente arrivare a preferire l’esperienza fatta di cose e persone reali. Il riempimento dell’anima del soggetto di esperienze reali e profonde, provocherà la contestuale fuoriuscita di quelle vacue, tipiche della sfera elettronica». «La vacuità della tecno dipendenza si combatte riempiendo il nostro contenitore emozionale di contenuti profondi (come un buon libro)».  

Per concludere un paio di perle delle tante che si trovano nel libro di Bottari

«Quando un prodotto è gratis, il prodotto siamo noi».

«La chiamano realtà aumentata, potremmo chiamarla libertà diminuita».

Quindi prima di utilizzare uno smartphone o pensare che i social lavorino per il bene dell’umanità, leggete questo libro, per avere degli elementi in più di difesa e non essere totalmente in balia dei venditori di pubblicità per cui noi siamo solo un algoritmo dal quale spremere più soldi possibile.

Scritto da Paolo Ermani

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