Il Consumo Critico: dalla cooperazione al commercio equo e solidale

Il Consumo Critico: dalla cooperazione al commercio equo e solidale

Fonte: www.iusinitinere.it

Fonte immagine: http://icparmigianino.org/progetti/merenda-solidale-2/

 

Nel panorama internazionale quando si parla di consumo critico, in realtà si sta prendendo in considerazione una forma alquanto alternativa del repertorio moderno della protesta; è stato Tilly a concettualizzarlo per indicare l’insieme dei modi in cui individui e gruppi avanzano richieste o rivendicazioni.

La metafora del repertorio di Tilly è usata per mettere in evidenza come nell’ambito conflittuale e delle proteste, si tenda ad agire con un insieme di azioni che risultino familiari.

L’esistenza di queste pratiche, che portano allo sviluppo di un’azione collettiva, tendono a cambiare molto lentamente i margini di pratiche ben consolidate, cambiando in funzione degli interessi dell’organizzazione e delle opportunità d’azione.

Questo perché le vecchie forme di protesta erano di tipo locale, mentre con l’avvento dei sistemi di massa si sono definite delle nuove forme d’azione che si basano sull’utilizzo di una pressione indiretta attraverso mezzi di comunicazione, inoltre queste sono caratterizzate da: cosmopolitismo di interessi e temi, modularità* e autonomia, basandosi sull’obiettivo collettivo di mobilitazione e di responsabilità sociale.

Il consumo critico permette di compiere una scelta di beni e servizi che tengono conto degli effetti sia sociali che ambientali causati dal ciclo di vita del prodotto, orientando in questo modo il “consumatore critico” a scegliere il prodotto secondo una logica di responsabilità socio-ambientale; in questa logica subentrano meccanismi quali: le modalità di produzione, il trasporto, le modalità di smaltimento e gli elementi che contraddistinguono il soggetto che lo produce.

Questa presa di coscienza è dovuta al fatto che il prodotto è osservato sulla base del suo peso sociale e ambientale, portando i consumatori e le aziende ad avere come obiettivo la riduzione di questo peso attraverso due principali strategie:

a) riduzione dell’impatto socio-ambientale della spesa;

b) attraverso le scelte eco-sostenibili di cercare di indirizzare le politiche economiche delle aziende produttrici, affermando il concetto di voto con il portafoglio – dicitura coniata dall’economista Leonardo Becchetti – con cui si definisce la “sovranità” del consumatore grazie al suo potere decisionale e d’acquisto; il voto è sfruttato anche dalle Istituzioni – sempre sulla base di criteri socio-ambientali – mettendo a disposizione incentivi di mercato. (consumo critico)

Essendo un movimento di protesta che si basa su concetti quali scambio e contaminazione, ha favorito lo sviluppo di una strategia di pressione, che tendenzialmente a livello internazionale ha poca efficacia, ma a livello locale riesce ad avere un notevole impatto, grazie alla rete di economia solidale.

L’economia solidale si basa sul il perseguimento di fini sociali, sul rispetto dell’ambiente e delle risorse e sulla valorizzazione delle relazioni tra soggetti; nel meccanismo di ri-territorializzazione sono state introdotte economie diverse che hanno al centro del loro ingranaggio produzione consumo con l’introduzione della cultura della cooperazione.

In Italia è stata introdotta la rete di economia solidale negli anni ’80 con il concetto di commercio equo e solidale, detto anche Fair trade, sviluppatasi nel campo della finanza etica con la MAG (Mutua Auto Gestione) in cui nacquero i gruppi di acquisto solidali (GAS) e i bilanci di giustizia.

Nel 2003, grazie all’avvio di una rete economica solidale, si è giunti alla costruzione della Carta per la Rete italiana di Economia Solidale (Carta RES) in cui vengono identificati tre principi regolatori dello sviluppo del consumo critico e responsabile:

a) cooperazione e reciprocità

b) valorizzazione del territorio

c) sostenibilità sociale ed ecologica

Grazie a questi principi, si definisce il metodo della partecipazione attiva e della costruzione dei Distretti di Economia Solidale (DES), il cui obiettivo è quello di sviluppare una “massa critica” che tende a tessere una rete di scambi sia a livello locale che sublocale.

La realizzazione della rete di scambi e dei DES è regolata da dieci pilastri, definiti nel 2011 nel documento intitolato Colonne dell’economia solidale”:

  1. L’Economia Solidale ha l’obiettivo di promuovere i beni comuni;
  2. L’Economia Solidale è fondata sul rispetto della “Madre Terra” e sul “ben vivere” di tutti;
  3. L’Economia Solidale propone dei modelli collaborativi basandosi sui principi della cooperazione;
  4. L’Economia Solidale si basa sulle relazioni;
  5. L’Economia Solidale promuove il legame con il territorio;
  6. L’Economia Solidale incorpora il senso del limite, riprendendo i principi di responsabilità;
  7. L’Economia Solidale si sviluppa nelle reti di scambio;
  8. L’Economia Solidale è una trasformazione sociale;
  9. L’Economia Solidale si propone lo scopo di difendere i diritti;
  10. L’Economia Solidale ridimensiona il ruolo del mercato;

In conclusione, è da considerare tale fenomeno su tre livelli tra loro collegati: il livello culturale, il livello economico e il livello politico.

livello culturale, attraverso le reti di economia solidale, si ha l’obiettivo di contrastare la società dei consumatori ridefinendo il cittadino come principale protagonista della produzione e dell’uso dei beni primari.

livello economico, invece, viene privilegiata la produzione locale in quanto i principi regolatori del consumo critico hanno un maggior effetto sulle piccole imprese, che riescono a sviluppare una rete di scambi più duratura ed efficiente.

livello politico, infine, si sperimentano delle innovative pratiche di gestione partecipata e di nuove forme di regolazione volontaria, che hanno l’obiettivo di stimolare la partecipazione attiva al bene comune e alla coesione sociale, forte soprattutto in riferimento alla pressione socio-economica sulle istituzioni locali.

 

Scritto da Roberta Iacobucci


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