Il cittadino consumatore

Il cittadino consumatore

L’atto del consumo si configura come una scelta che riguarda il tipo di società in cui vivere.

Mary Douglas

Occorre costruire un movimento e un soggetto collettivo sulle tematiche del consumo, cioè sul come e sul cosa consumare. Un soggetto collettivo, un’associazione di consumatori – e non un semplice collegio di avvocati – che, partendo dall’indispensabile azione di tutela minuta del consumatore cittadino, sappia diventare soggetto di democrazia economica, cioè un soggetto in grado di influenzare e condizionare lo spontaneismo e l’anarchia della produzione del Mercato. Tale movimento e tale soggetto possono oggi poggiare su tre diverse ma fondamentali novità.

La prima novità, di rilievo teorico, riguarda la funzione stessa del consumo. Il consumo è stato sempre pensato come gerarchicamente subordinato alla produzione. La decisione di cosa produrre conteneva già in sé anche la decisione di cosa consumare. Basta ricordare la celebre battuta sull’auto modello T purché di colore nero di Henry Ford. L’offerta crea sempre la propria domanda, recitava la legge di Say. Gli eventuali scostamenti tra domanda e offerta sono affidati alla “sapienza” manipolatoria della Pubblicità. I persuasori occulti di V.Pakard.

Oggi, la situazione si presenta più contraddittoria. Il consumo condiziona sempre più le stesse decisioni della produzione: la tradizionale relazione produzione – distribuzione – consumo da gerarchica, è diventata sempre più circolare. La catena di produzione del valore si è spostata da settori più direttamente produttivi (prima agricoli e poi industriali) a quelli distributivi, commerciali e finanziari. Da qui l’impressione che il consumatore sia diventato il soggetto principe del processo economico.

Per riuscire a vendere, le imprese produttrici hanno bisogno di conoscere, internalizzare e performare i comportamenti, gli stili di vita, le preferenze del consumatore. Creare il circuito tra domanda ed offerta. I prodotti devono sembrare sempre più personalizzati, fatti su misura. In realtà la standardizzazione è massima e lo spettro di scelta si riduce spesso al packaging.

Anche per questo si fa e si farà sempre più sofisticato e decisivo il ruolo della pubblicità, a sua volta potenziata dall’apparato mediatico, come attività che in tutti i modi cerca di condizionare la scelta del consumatore. Da una parte l’atto dell’acquisto sta diventando l’atto più conteso nel sistema digitale e il chi governa il mercato pubblicitario è diventata la spinta più potente a costruire piattaforme globali. Dall’altro il consumatore, potenzialmente, proprio perché le alternative di consumo sono destinate a crescere, ha e avrà un potere sempre maggiore sul piatto della bilancia delle forze. La contraddizione può essere sciolta in senso progressivo solo ad una condizione: se il consumatore saprà sottrarsi al gioco illusionistico da cui è quotidianamente assediato. Se diventa cioè un consumatore consapevole.

La seconda novità, di rilievo strategico, è data dal processo di finanziarizzazione dell’economia, dal profondo sconvolgimento dei rapporti di forza tra capitale e lavoro e dagli effetti economici, sociali e politici che tale processo induce sull’insieme della vita quotidiana. Oltre alla subordinazione del lavoro, il sistema capitalistico utilizza anche lo strumento del debito per esercitare il proprio dominio. La condizione lavorativa tende a perdere la sua centralità se il reddito è già anticipatamente catturato dal debito. Su questo fa leva una certa teorizzazione che cerca di sostituire nel circuito del valore la figura del consumatore, molto più condizionabile e circuibile a quella del lavoratore, molto più nettamente definibile nel rapporto di sfruttamento e quindi la figura del consumatore proposta come sostitutrice della figura del lavoratore.

La terza novità, di rilievo politico, riguarda il rapporto, l’intreccio tra gravità della attuale crisi e il processo attuale di globalizzazione. La Grande Crisi, scoppiata nel 2007 segnata da un eccesso di capacità produttiva in tutti i settori fondamentali, ripropone il tema di un nuovo modello di sviluppo – invece che di semplici politiche di austerità – come strategia necessaria di superamento della crisi stessa. Ma anche di un nuovo Modello di consumo. Il tema del nuovo modello di consumo è politicamente di assoluta novità. Il modello di consumo, e quindi la sua qualità sociale e politica, è dato dalla diversa combinazione e presenza, quantitativa e qualitativa, dei tre beni che ogni consumatore consuma quotidianamente, cioè beni privati, beni comuni, beni relazionali.

Ognuno di questi beni ha un suo profilo ed un suo “modo di produzione”: Mercato privato, Legge, Autoorganizzazione.

La grande crisi, mette al centro della riflessione politica ed economica, per la prima volta – non era accaduto con la crisi del 1929 – sia il tema del modello produttivo che quello del modello di consumo, del come e cosa produrre che del come e cosa consumare.

Sullo stesso piano d’importanza le politiche del consumo oggi acquistano il rilievo di un tema di fondo anche in termini di implicazioni politiche. L’atto del consumo, nelle moderne società opulente, sostiene l’antropologa M. Douglas non solo delinea un preciso codice di comportamento e di comunicazione sociale, ma si configura come una scelta che riguarda il tipo di società in cui vivere. E’ quindi necessario uscire da una abitudine mentale elementare per cui i consumi si classificano o come consumi di sopravvivenza o come consumi di lusso.

E. Canetti, in un celebre aforisma diceva che il discorso vero sui poveri incominciava appena dopo che i poveri avevano superato la soglia della povertà: i poveri, naturaliter hanno in testa un modello di consumo che è quello classico delle classi signorili. Il confronto sul modello di consumo è ricco di implicazioni politiche particolarmente in Occidente.

Partendo da un dato di fatto incontrovertibile: la pressochè generale saturazione raggiunta dai Beni Privati, la tendenziale scarsità e peggioramento della qualità dei beni comuni e dei beni relazionali. La saturazione dei beni privati infatti spiega meglio di ogni altra ragione la adozione, in termini di scelta produttiva, sia della riduzione programmata del ciclo di vita che della sostituzione rapida degli stessi prodotti.

Sorge quindi una prima domanda: verso quale modello di consumo spinge il Movimento Consumerista? Il connotato tendenziale della situazione attuale sembra ridursi a due aspetti di fondo: il profitto dell’impresa, il benessere del consumatore. La logica interna di tale binomio, lasciata a se stessa, porta ad aprire una voragine sotto i piedi del lavoratore: molti lavori assumeranno sempre più le caratteristiche del lavoro servile. Trascurando per un momento l’aspetto sociale, un ritorno in grande del lavoro servile significa – sul piano politico – un indebolimento del fronte del lavoro, una riduzione della forza e potenza del mondo del lavoro inteso come soggetto emancipatore, di sviluppo e di progresso, almeno per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi due secoli.

Sorge qui una seconda domanda: Che carattere e che ruolo pensano di svolgere le organizzazioni consumeriste rispetto alla questione di tale metamorfosi del lavoro? Il loro orizzonte si ferma all’uscio di casa del consumatore – visto che cresce in misura esponenziale l’acquisto online – che consuma a prezzo conveniente ormai qualsiasi merce, oppure si allarga anche alla condizione lavorativa in cui versa il runner (viene chiamato così) che si scapicolla nella città per stare nei tempi di consegna definiti dall’algoritmo di Amazon?

La Rivoluzione informatica – l’affermarsi accelerato cioè del nuovo paradigma tecno-economico che stiamo vivendo – sta investendo tutti i quadri della vita quotidiana. Le nuove tecnologie al loro apparire sono state proposte e cantate come tecnologie della Libertà. Stiamo ormai vivendo invece una specie di secondo tempo in cui enormi conglomerate, – i Signori del silicio come vengono chiamate – stanno concentrando, processando, utilizzando una quantità di dati tale da insignorirsi della vita privata di milioni di persone.

Aziende Private, gigantesche piattaforme private in grado di stravolgere gli stessi meccanismi della democrazia politica. Da tecnologie della libertà, tali tecnologie stanno sinistramente diventando, concentrate come sono nelle mani di megastrutture mondiali private, in mura portanti di una organizzazione sociale come quella descritta nel famoso romanzo di Orwell. Di questo parla la vicenda Facebook e di Cambridge Analytica.

Sorge una terza domanda: può una azienda privata concentrare tanto potere? Può un movimento di cittadini/consumatori non diventare un paladino intransigente della democrazia politica? In tale contesto, dai caratteri di lunga durata, questo ebook vuole essere un tentativo di dare un certo ordine al discorso sul consumo, ed un contributo alla costruzione di un soggetto e di un movimento collettivo sulle politiche del consumo. Si tratta in definitiva di un contributo all’affermazione di un soggetto collettivo che, in dialettica positiva con altri soggetti, in specie con il sindacato dei lavoratori – come non ricordare il sindacato del Come e cosa Produrre delineato dal giovane B.Trentin in “Da Sfruttati a Produttori” -, si proponga di diventare, dal versante del Consumo, – cioè del Cosa e come Consumare – protagonista del discorso della democratizzazione dell’economia. Come esortava continuamente Claudio Napoleoni.

Se la rivoluzione fordista ha creato le condizioni per la nascita e lo sviluppo del Sindacato confederale, la rivoluzione informatica, come sostengo in altri scritti, sta creando le condizioni per la nascita e lo sviluppo di un forte movimento consumerista. Si tratta quindi di essere all’altezza della sfida, di investire in tale impresa politica. Con la lungimiranza necessaria.

Luigi Agostini

Coordinatore della Fondazione Isscon (Istituto studi sul consumo)


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