I diritti umani non sono una lezione ma una testimonianza

I diritti umani non sono una lezione ma una testimonianza

Fonte: www.vita.it

Dal 5 al 7 maggio al via il Festival dei Diritti Umani che a causa dell’emergenza Coronavirus andrà in scena in streaming. “Da vicino nessuno è disabile” è lo slogan di questa quinta edizione, divisa in 4 sezioni Talk, Edu, Foto e Film, tutta dedicata al tema della disabilità. «Perché», spiega il direttore del Festival Danilo De Biasio «la pandemia ci sta dicendo che uno dei diritti fondamentali è quello della salute uguale per tutti: non ci possono essere fortunati e sfortunati, come volevano far passare i discorsi sull’immunità di gregge o come è successo nelle case di riposo. Il mondo della disabilità ci offre spunti unici con forme di coraggio e resilienza assolutamente da segnalare. E questo faremo»

La foto dell’immagine è di Paolo Manzo, dal suo progetto M.

La quinta edizione del Festival dei Diritti Umani è dedicata al mondo della disabilità. Il festival si svolgerà solo in streaming a causa dell’emergenza Coronavirus. Tre giorni, il 5, il 6 e il 7 maggio, e quattro sezioni Talk, Edu, Foto e Film, tutte dedicate ai diritti e all’importanza, soprattutto oggi, di parlare di qualcosa che crediamo dato e che invece non lo è.

Danilo De Biasio, direttore Festival dei Diritti

«Certi diritti», spiega Danilo De Biasio, direttore del festival, «sono lì, scritti sulla carta ma non vengono praticati. E non parlo solo dei Paesi in guerra dove viene negato il diritto più importante, quello alla vita. Parlo anche del mondo cosiddetto Occidentale dove i diritti vengono costantemente messi in discussione. Non possiamo essere all’inizio di maggio in un teatro, in un cinema, alla Triennale o alla Statale come avevamo programmato. Dovremo essere sugli schermi degli smartphone e dei computer, ma ci saremo con la forza di sempre per fare capire quanto è importante il tema di quest’anno: i diritti delle persone con disabilità», continua De Biasio.

«La pandemia ci sta dicendo che uno dei diritti fondamentali è quello della salute uguale per tutti: non ci possono essere fortunati e sfortunati, come volevano far passare i discorsi sull’immunità di gregge o come è successo nelle case di riposo. Il mondo della disabilità ci offre spunti unici con forme di coraggio e resilienza assolutamente da segnalare. E questo faremo». Qui il programma completo del festival.

Diritti, perché oggi è ancora più importante parlarne. Eppure dovrebbero essere qualcosa di dato, naturale.

Dovrebbero essere, appunto. Certi diritti soprattutto, sono lì, scritti sulla carta ma non vengono praticati. E non parlo solo dei Paesi in guerra dove viene messo in discussione il diritto più importante, quello alla vita. Parlo anche del mondo cosiddetto Occidentale dove i diritti vengono costantemente messi in discussione. A pensarci sembra una bestemmia eppure accade. Il primo esempio è quello dei migranti che non sono considerati delle persone e se pure hanno dei diritti, quei diritti sembrano di serie b. E questa non è una cosa possibile, non è una cosa accettabile.

Da questo l’idea di un festival sui diritti umani.

Occuparci di diritti umani, non solo attraverso lo strumento della divulgazione, ma coinvolgendo tutte le forme dell’intrattenimento e puntando sulle testimonianze, i racconti veri, diretti. Se porti davanti a un ragazzo delle scuole superiori, perché è soprattutto ai giovani che bisogna raccontare dei diritti, una persona che racconta cosa ha subito, per cosa ha lottato, a quel ragazzo, quei diritti, la lotta per quei diritti, rimane in testa.

Oggi la disabilità si racconta in due modi: uno sfocia nel pietismo, l’altro nell’eroicizzazione. E questi due estremi cancellano la realtà della disabilità

Danilo De Biasio

Per la quinta edizione del festival avete scelto il tema della disabilità, perché?

Ogni anno proviamo a ragionare su macro temi che ci sembrano particolarmente urgenti. Parlare dei diritti delle persone disabili era un’esigenza forte. E vogliamo davvero parlare di disabilità in forme diverse, nuove. Oggi la disabilità si racconta in due modi: uno sfocia nel pietismo, l’altro nell’eroicizzazione. E questi due estremi cancellano la realtà delle varie forme della disabilità. Le persone disabili non sono tutte Alex Zanardi e neanche sono tutte storie tristi di sconfitta. È troppo facile cadere nella categorizzazione “oh poverino guarda com’è bravo con tutta la sfiga che ha”. Gli estremi su cui ci appoggiamo per raccontare la disabilità sono semplicistici e mettono in ombra tutto un mondo fittissimo di vita e di esperienze.

Qual è quindi l’obiettivo?

Superare lo stereotipo e l’imbarazzo. Perché se ti avvicini ad una persona con disabilità, sia essa fisica che psichica, forse ti rendi conto che la disabilità non è la persona o viceversa. Ha una fragilità, un problema, può avere fatica a fare una vita regolare in base al significato che noi attribuiamo a “regolare”. Ma dentro c’è molto di più. Non può essere la disabilità qualcosa che ti blocca definitivamente.

L’emergenza covid19 ha stravolto i vostri piani…

Il festival doveva svolgersi in diverse location e con un palinsesto di sei giorni fra Triennale, Statale di Milano e altri luoghi della città. Poi quando è scoppiata l’emergenza ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: “o salta o troviamo una modalità nuova”. E di fatto abbiamo deciso di spostare tutte le nostre iniziative in rete con dirette streaming. La metamorfosi è evidente ma lo spirito del Festival dei Diritti Umani resta immutato: se da una parte si è dovuto rinunciare agli incontri vis à vis alla Triennale di Milano e alle lectio magistralis in Statale a Milano, dall’altra gli studenti delle scuole superiori che hanno risposto alla chiamata del Festival dei Diritti Umani restano. Anzi crescono, dalla Lombardia a tutta Italia, proprio grazie all’edizione in live streaming. Parleremo loro con documentari giornalistici, testimonianze dirette e reportage fotografici. Per renderli parte attiva nella difesa dei diritti umani. Non ci possiamo permettere di non parlare di diritti. La forma che abbiamo scelto è sperimentale per un festival, l’attenzione davanti un pc può non avere le stesse logiche di quando si è tutti insieme in una stessa stanza. Ma abbiamo provato a mantenere anche per il calendario online una scansione precisa durante l’arco della giornata in modo da far emergere tutti i punti di vista. Possiamo parlare di limiti e far capire che forse più che superarli a volte basta conviverci, che essere su una sedia a rotelle non può impedirti di diventare un grande regista.

Perché siete così convinti che la testimonianza sia la chiave di volta per raccontare quanto i diritti siano davvero fondamentali?

Durante la prima edizione del festival nel 2016 dedicata alle donne, con un focus sulla Tunisia, fu nostra ospite Nadia Murad, giovane yazida sfuggita alla schiavitù dell’Isis. Allora aveva 22 anni aveva chiesto asilo politico in Germania e non parlava né una parola di tedesco né una d’inglese. Quando ha accettato il nostro invito le abbiamo affiancato durante i giorni del festival una traduttrice di arabo, aveva la stessa età di Nadia, che traduceva in simultanea quello che lei raccontava. Non un discorso a braccio ma un testo scritto perché diceva che non ce la faceva a parlare. Quindi di fatto Nadia leggeva un testo scritto e l’interprete lo traduceva per il pubblico. Poteva essere noioso sentire la lettura di un testo in arabo e poi tradotto in italiano per una folla di 17enni. Ma il racconto e la mimica di questa ragazza ha ghiacciato tutti i giovani in sala. Ecco questo è il valore della testimonianza diretta. Qui i diritti non li percepisci più come qualcosa di astratto. Ma li senti vivi e non puoi non fare niente se vengono violati. Nadia Murad ha vinto il premio per la pace…

Parlare di diritti e disabilità in questi giorni di emergenza è ancora più necessario.

Oggi tutti stiamo vivendo una condizione di fragilità e costrizioni che per molti degli ospiti che abbiamo invitato a partecipare, e per tanti disabili in generale, rappresentano la quotidianità. Sta emergendo che ci sono persone “sacrificabili” basti guardare i numeri di vittime nelle Rsa o le strutture per disabili. Questi dati, questi numeri, ci dicono che qualcuno – non so quanto volontariamente o involontariamente – ha pensato appunto che ci fossero persone sacrificabili. Dove sta la tutela dei diritti in questa scelta? Perciò credo più che mai che fare il festival anche in streaming e non dal vivo sia importante e necessario.

Oggi tutti stiamo vivendo una condizione di fragilità che per tanti disabili in generale rappresenta la quotidianità

Danilo De Biasio

Il festival dei diritti umani è diviso in 4 sezioni.

Talk, Edu, Foto e Film. Nelle Sezioni Talk e Edu verrà data voce a esperti, giornalisti e persone con disabilità che da anni affrontano e si occupano di questi temi e che interverranno nei dibattiti. Nella sezione Foto si darà spazio alla fotografia documentaria attraverso gli scatti e la voce di quattro fotografi emergenti legati al tema della disabilità: Alessio Coser, Paolo Manzo, Silvia Franzoni e Paola Cominetta. Con la sezione Film vogliamo mostrare quello che nella frenesia delle nostre vite di rado vediamo, per far riflettere, emozionare e cambiare percezione dell’altro da noi.

L’appuntamento quest’anno, però, non è in una sala cinematografica, ma per la prima volta in rete su piattaforme che permetteranno di vedere in live streaming tre film in prima nazionale, proposti in collaborazione con il Film Festival dei Diritti Umani di Lugano (When we walk del regista Jason Dasilva, Alla Scuola dei Filosofi di Fernand Melgar e L’estate più bella di Gianni Vukaj). Inoltre quest’anno collaboriamo anche con ARTE in italiano, la piattaforma in italiano della tv franco-tedesca ARTE, che ha reso disponibile una selezione di documentari coprodotti sulla disabilità, eccezionalmente fruibili sulla piattaforma arte.tv e sul sito festivaldirittiumani.it dal 1° al 31 maggio 2020.

Un appuntamento imperdibile?

Quello con Ilaria Galbusera, Capitana della Nazionale di Pallavolo Sorde FSSI (Federazione Sport Sordi Italia), Giulia Lamarca, Psicologa, viaggiatrice e divulgatrice, Armanda Salvucci, Presidente dell’Associazione Nessuno Tocchi Mario e ideatrice del progetto Sensuability e Veronica Tulli (LuluRimmel), cantante, musicista e performer. Queste quattro donne racconteranno cosa vuol dire vivere con una disabilità ma rimanere comunque sé stesse. Ci piace l’idea di vedere chi vive con la disabilità per ciò che è, per ciò che esprime. Se Veronica vuole cantare e coprirsi di tatuaggi non può farlo solo perché è disabile? Se Ilaria punta in alto e vuole giocare a pallavolo, Ilaria deve giocare a pallavolo.

Il Festival dei Diritti Umani di Milano è organizzato da Reset-Diritti Umani, un’associazione non profit, nata a Milano nel 2015 per diffondere la conoscenza e la cultura dei diritti umani attraverso il Festival ed altre iniziative. L’associazione è presieduta dall’avvocato del foro di Lugano, Paolo Bernasconi – da anni attivo sul fronte della difesa dei diritti umani. Segretario generale è Giancarlo Bosetti – direttore dei Reset-Dialogues On Civilizations. Tra i fondatori anche Piergaetano Marchetti – presidente della Fondazione Corriere della Sera, Francesco Micheli – già ideatore di MiTo – e Danilo De Biasio – ex direttore di Radio Popolare.

Qui la pagina Facebook del Festival

Qui la pagina Instagram

Credit Foto Danilo De Biasio e Leonardo Brogioni

Scritto da Anna Spena

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