La gratitudine come antidoto al consumismo

Fonte: www.terranuova.it

«Mentre la gratitudine porta a maggiore felicità e soddisfazione nella propria vita, il materialismo, ovvero l’attitudine a dare più valore ai beni materiali che alle relazioni, sortisce l’effetto opposto»: lo scrivono Joanna Macy e Chris Johnston nel loro libro “Speranza attiva” (Terra Nuova edizioni). Riscopriamo dunque il grande valore delle relazioni.

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Questo brano, tratto da “Speranza attiva”, ci regala qualche minuto di una lettura che apre il cuore.

«Mentre la gratitudine porta a maggiore felicità e soddisfazione nella propria vita, il materialismo, ovvero l’attitudine a dare più valore ai beni materiali che alle relazioni, sortisce l’effetto opposto. Analizzando le ricerche sul tema, gli psicologi Emily Polak e Michael McCullough concludono che “mirare a ottenere beni e ricchezze fini a se stesse si correla con bassi livelli di benessere, felicità e soddisfazione, più sintomi di ansia e depressione, più problemi fisici tra cui le emicranie, e un gran numero di problemi di salute mentale”. In inglese si parla di affluenza, neologismo ottenuto combinando le parole per opulenza (affluence) e per febbre influenzale (influenza), per descrivere lo stato emotivo che deriva da un’ossessione per i beni materiali e l’apparenza. Lo psicologo Oliver James la descrive come una sorta di virus psicologico che danneggia la nostra abilità di pensare e che si propaga attraverso programmi televisivi, riviste patinate e pubblicità. La credenza, per noi tossica, alla base di questa condizione è che la felicità abbia a che fare con la nostra apparenza fisica e con ciò che possediamo. (…)

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La gratitudine invece ci fa provare gioia e soddisfazione per ciò che già abbiamo. L’industria pubblicitaria cerca di minare queste sensazioni, convincendoci che ci stiamo perdendo qualcosa. 

Se le persone sono felici del proprio aspetto, non compreranno cosmetici o libri sulle diete… Se le persone sono felici di chi sono, di dove si trovano nella vita, di ciò che hanno, semplicemente non sono potenziali consumatori. (…)

Ogni anno vengono spesi nel mondo più di quattrocento miliardi di dollari in pubblicità per far passare il messaggio “Compra questo, e la tua vita migliorerà”. Tuttavia, mentre le persone nei paesi più ricchi comprano molte più cose di quanto facessero cinquant’anni fa, i sondaggi indicano che sono meno felici. La depressione ha raggiunto tassi da epidemia; nei Paesi occidentali è probabile che una persona su due attraversi un episodio significativo di depressione nel corso della propria vita. Lo stile di vita consumista non sta solo distruggendo il nostro Pianeta: ci sta anche rendendo più tristi. Forse la gratitudine può avere un ruolo nella nostra disintossicazione.

Lo psicologo Tim Kasser ha identificato due fattori principali che trainano il materialismo: una sensazione di insicurezza e l’esposizione a modelli sociali che esprimono valori materialisti. La gratitudine aiuta a contrastare l’insicurezza, perché aumenta la sensazione di fiducia. Ci rende più propensi a restituire favori e aiutare gli altri, incoraggiandoci ad agire in modi che rafforzano le nostre reti di sostegno.

Nelle parole di Polak e McCullough: “La gratitudine ci informa che ci sono altre persone intorno a noi che hanno a cuore il nostro benessere e ci motiva a ricaricare le nostre riserve di capitale sociale attraverso atti di reciprocità”. (…)

La gratitudine ci offre una via d’uscita. L’attenzione si sposta da cosa ci manca a quello che c’è. Se dovessimo progettare una terapia culturale per proteggerci dalla depressione e, allo stesso tempo, aiutare a ridurre il consumismo, sicuramente includerebbe l’esercizio della gratitudine. Allenarci alla gratitudine fa parte della Grande svolta.

Cosa blocca la gratitudine

Ci sono momenti in cui la gratitudine ci viene facile. Quando siamo innamorati, quando abbiamo un colpo di fortuna, o semplicemente se siamo contenti di come ci vanno le cose, può essere molto naturale esprimere ringraziamenti. Ma che succede quando non c’è molto di cui essere felici? Quando una relazione va a rotoli, o subiamo violenze, o il paesaggio della nostra vita ci sembra perdere di colore? Quando affrontiamo una tragedia nella nostra vita o nel mondo, ci può sembrare che andare alla ricerca di motivi per sentirci grati si avvicini pericolosamente a una fuga dalla realtà. Ma non è necessario sforzarsi a provare gratitudine verso tutto ciò che ci accade. Piuttosto, l’invito è a riconoscere che c’è sempre una prospettiva più ampia, un altro possibile punto di vista che contiene sia aspetti positivi che negativi. Per trovare la forza di vedere con lucidità le cose difficili, e rispondere in maniera costruttiva, abbiamo bisogno di attingere a risorse che fanno emergere il meglio di noi. La gratitudine fa proprio questo. È una risorsa a cui possiamo imparare ad accedere in qualunque momento». 

Sfoglia qui l’anteprima gratuita di “Speranza attiva”

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