Etnos, prendersi cura della comunità a partire dai più fragili

Etnos, prendersi cura della comunità a partire dai più fragili

Fonte: www.italiachecambia.org

In Sicilia, nella provincia di Caltanissetta, opera da molti anni Etnos, una cooperativa sociale impegnata in decine di progetti di educazione, inserimento lavorativo e inclusione sociale per le persone più fragili, in particolare donne e minori vittime di violenza, minori stranieri e persone con handicap-psichico.

Etnos è una cooperativa sociale con sede a Caltanissetta dal 2005 che si dedica all’accoglienza di donne e minori vittime di violenza, minori stranieri, anziani e persone con handicap fisico-psichico. Lo fa grazie a una rete di collaboratori (circa cento soci lavoratori) accomunati dalla solidarietà e dalla lotta ai pregiudizi.

Incontriamo Fabio Ruvolo – presidente della cooperativa – in una calda mattinata di luglio, nel nuovo spazio ricreativo Aria – all’indomani della sua inaugurazione. Nel logo affisso sul cancello si leggono le parole, Arte, Cibo e Libertà. Il luogo è già animato, ci sono dei bambini che giocano nell’area attrezzata, delle persone che consumano una bibita ai tavolini, intorno degli stand ancora vuoti espongono insegne dei cibi più vari: coppo di pesce, arancini e stuzzicherei.

Ci mettiamo comodi e Fabio inizia a raccontarci con grande entusiasmo la storia di Etnos, una cooperativa sociale impegnata a Caltanissetta e in provincia in decine di progetti innovativi di educazione, inserimento lavorativo e inclusione sociale per soggetti deboli.

«Dopo aver intrapreso un percorso di cooperazione internazionale all’interno del VIS – (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) io e mia moglie, allora fidanzata, ci siamo trovati di fronte alla scelta di partire in missione all’estero o portare la missione nel nostro territorio. Abbiamo scelto di rimanere e impegnarci operosamente nell’entroterra siciliano sostenendo diversi progetti sociali, promuovendo iniziative sempre innovative e attivando nuove proposte, che sono diventate oggi realizzazioni concrete».

Così nasce, grazie al sostegno di Banca Etica, il primo progetto: Equamente, una bottega di commercio equo e solidale, per valorizzare e promuovere l’economia civile, tutt’oggi ben radicata a Caltanissetta e nel resto di Italia grazie a un canale e-commerce.

In poco tempo la cooperativa si allarga a nuove progettualità e vedono la luce il Villaggio dei ragazzi, un progetto di sostegno educativo ai ragazzi di strada, che si trasforma in seguito in Il Villaggio dei ragazzi e delle famiglie, e il Chicco di Grano, una casa accoglienza per donne in difficoltà ubicata nel piccolo comune di Serradifalco.

La forte vocazione sociale ha permesso nel tempo di ripensare Etnos in un’ottica non assistenziale ma lavorativa. Così nelle tre case rifugio a indirizzo segreto che Etnos inaugura negli anni successivi vengono attivati percorsi di inserimento lavorativo per accompagnare le donne vittime di violenza verso una riabilitazione sociale e uscire dall’isolamento economico. I risultati sono ottimi: delle oltre 300 donne seguite in questi anni più dell’80% non ha avuto recidive e molte hanno raggiunto uno stato di autonomia iniziando una nuova vita. Come ci racconta una donna di origine marocchina che grazie a Etnos è riuscita a trovare un lavoro come aiuto cuoco e sogna di aprire un ristorante tutto suo dove preparare un’ottima tanjia.

«Vediamo il lavoro non come mero strumento economico ma come modello di integrazione e riabilitazione sociale – ci spiega Fabio – è una vera e propria terapia». Questa semplice intuizione porta Etnos a investire su un’agenzia per il lavoro, la Rosa dei Venti, che oggi abbraccia famiglie di persone con disabilità, donne vittime di violenza e persone che stanno scontando una pena alternativa al carcere.

Su questa scia nasce, ancora prima della legge del 2016 in materia di assistenza in favore delle persone con grave disabilità prive del sostegno famigliare, Un posto tranquillo, trasformato nella prima impresa sociale del territorio. È un progetto sperimentale di alta ristorazione rivolto a donne vittime di violenza, ragazzi down e under 35. Un posto tranquillo gestisce anche un RistoSolidale, aperto nei weekend, un bistrot nel comune di San Cataldo con 80 posti a sedere ed EquoFood, un ristorante a Caltanissetta aperto pranzo e a cena, che offre anche con asporto e consegna a domicilio.

«Portare al pubblico la testimonianza di persone come Daniele, un ragazzo con sindrome di down che sa flambare un piatto, o di Antonio esperto sommelier – permette di ribaltare l’immaginario comune che relega queste persone a soggetti destinatari di assistenza e a considerare al contrario le disabilità come diverse abilità», spiega Fabio.

In piena emergenza Covid la Cooperativa Etnos non si è fermata e con il patrocinio gratuito del comune ha lanciato il progetto Non Vi lasciAMO soli, un servizio di consegna a domicilio di generi alimentari, farmaci e beni di prima necessità, rivolto ad anziani, famiglie con disabili, persone malate o immunodepresse impossibilitate ad uscire da casa. Il servizio, totalmente gratuito, ha permesso di sostenere centinaia di persone, grazie al supporto di volontari, che 24 ore su 24 sfrecciavano per le vie della città, anche in bicicletta elettrica. Con una raccolta fondi Etnos è riuscita inoltre a distribuire gratuitamente mascherine, prima prodotte da sarte locali, e in un secondo momento grazie a una fornitura diretta alla Cina.

Ma non è tutto, Etnos si dedica anche all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, nonostante i tempi bui del Decreto Sicurezza, con due progetti Sprar a Caltanissetta (È Casa Nostra) e nel comune di Montedoro (Un Mondo a colori), ha aperto una scuola di autonomia per giovani adulti disabili e una casa di riposo per Nonni Felici, dove gli Ospiti hanno un ruolo attivo e sono coinvolti in laboratori di panificazione, cura dell’orto e serate danzanti.

Il nuovo step è Equo Cream, la gelateria sociale di prossima apertura che porterà all’interno della bottega Equamente un prodotto con ingredienti del territorio e favorirà ancora una volta l’inserimento lavorativo di soggetti fragili.

Scritto da Selena Meli

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