Parte da Assisi la sfida di Papa Francesco all’economia neoliberista

Parte da Assisi la sfida di Papa Francesco all’economia neoliberista

Fonte: www.notizie.tiscali.it

Causa covid l’appuntamento mondiale si svolgerà in streaming. I lavori vedranno impegnati giovani economisti per società più giuste e solidali. Una sfida al sistema che governa il mondo mostrando sempre più i suoi limiti perché è finalizzato al benessere di pochi e a danno dei più.

Papa Francesco Bergoglio neoliberista
Papa Francesco (Ansa)

Parte la sfida concreta di Francesco al sistema neoliberista che governa il mondo mostrando sempre più i suoi limiti perché è finalizzato al benessere di pochi e a danno dei più. E se non cambia radicalmente potrebbe causare la sua stessa fine. Sono specialmente i giovani che premono sempre più per un cambiamento. E sono sempre più i poveri che chiedono di essere inclusi non in questo sistema che già è discriminatorio, ma in un sistema economico green più solidale, giusto e fraterno. Il papa è l’unico leader mondiale che ha preso seriamente atto del grido dei giovani e dei poveri inserendolo in una visione di economia green governata dalla fraternità caratteristica dell’esperienza umana di Francesco di Assisi. Il santo di cui come papa, Bergoglio ha scelto di rilanciare l’analoga sfida pensando già ora di avviare un grande cambiamento mondiale sull’economia del futuro. Il manifesto di questo lungo percorso verrà a conclusione dell’appuntamento mondiale di studio in Assisi con in cattedra giovani economisti, in dialogo con altri esperti studiosi per contribuire a delineare insieme una economia dal volto umano per il domani. L’economia di Francesco è alternativa all’attuale economia. Si tratta di un progetto enorme, analogo forse, solo a quello che i papi produssero nell’arte del Rinascimento.

Uno scatto qualitativo imprevisto

Da parte di papa Bergoglio c’è da sottolineare che con uno scatto qualitativo imprevisto ha portato a maturazione l’insegnamento sociale cristiano originato dal bisogno di risposta alle ingiustizie del progresso industriale ottocentesco. L’economia di Francesco che verrà e che va dunque preparata, avrà come protagonisti due figure prevalenti finora considerate marginali e ininfluenti se non a livello di problema: i giovani e i poveri. Nella nuova economia non saranno più spettatori ma attori alla pari di ogni altro soggetto politico, economico, sociale. L’appuntamento internazionale – causa Covid 19 – ad Assisi il 19-21 prossimo avrà un valore di test confermativo sulla capacità dei giovani a farsi carico  – in dialogo con esperti già affermati – del progetto di nuova economia detta di Francesco.

La scommessa

Di questa vera e propria scommessa di papa Francesco ne hanno parlato ieri cinque competenti persone in materia,  due maschi e tre donne facenti parte integrante a titolo diverso del progetto “Economy of Francesco – Papa Francesco e i giovani da tutto il mondo per l’economia di domani”. Hanno presentato in Sala Stampa Vaticana l’incontro ormai prossimo di Assisi con prospettive tra loro complementari. Il Covid ha cambiato le date previste, ma ha permesso di avviare già interessanti riflessioni sul territorio di moltissimi paesi del mondo coinvolgendo attivamente migliaia di giovani.

Oggi  – ha detto padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e responsabile per la struttura informativa di “The Economy of Francesco” – occorre “fare i conti con una realtà che è chiamata a essere riparata. Ci viene incontro il testo del filosofo e psicanalista argentino (naturalizzato francese) Miguel Benasayag “Esistere o funzionare”. È da qui che si muove e potrebbe partire un nuovo sistema economico che non rinuncia a crescere e svilupparsi accogliendo la sfida impegnativa dell’inclusività e rinunciando al veleno dello scartare”.

I numeri dell’incontro

I segnali e le potenzialità non mancano, basta leggere attentamente i numeri dell’incontro di Assisi:

2.000 iscritti; almeno 12 collegamenti con 115 nazioni, 4 ore al giorno più una maratona di 24 ore il secondo giorno, con il contributo di oltre 20 Paesi,  circa 300 giornalisti da remoto accreditati.

A parere di Luigino Bruni, voce più importante del progetto, professore ordinario di Economia Politica presso la Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma e Responsabile scientifico di “The Economy of Francesco” questo progetto è diventato “il più vasto movimento di giovani economisti e imprenditori del mondo”. Nella fase di organizzazione, prima del lockdown, l’evento si sarebbe svolto in due parti: un pre-evento di due giorni con 500 giovani e l’evento di tre giorni aperto fino a 2.000 giovani. L’emergenza covid, “in mezzo a tanto dolore e alle difficoltà generate, ha prodotto anche un effetto collaterale e imprevisto, perché il pre-evento di 2 giorni è diventato di 9 mesi. Infatti, da marzo ad oggi quasi 1.000 giovani hanno lavorato attivamente nei 12 villaggi e hanno dato vita ad un vero e proprio movimento. Fino a marzo c’erano: la chiamata del Papa, 3000 nomi e un evento. Oggi è nato un movimento diffuso in tutto il mondo. Questo è già il primo grande e importante risultato di The Economy of Francesco: giovani impegnati per una economia nuova, all’altezza dei tempi nuovi, che stanno mostrando l’obsolescenza dell’economia del XX secolo, ma anche di quella prima del gennaio 2020. Siamo entrati nell’era dei beni comuni e occorre una economia nuova. Non basta una economia green per avere una economia di Francesco. Occorre anche l’inclusione dei poveri, il protagonismo dei giovani, la coltivazione della vita interiore. C’è oggi una “economia green” che non ha alcun interesse e attenzione per i poveri e per le diseguaglianze”.

Speranza e concretezza 

L’Economy of Francesco, avverte Bruni,  è anche “la costruzione di un capitale spirituale globale di cui l’economia ha estremo bisogno. L’economia di ieri è stata tutta esterna, tutta giocata sui beni esteriori, e così ha trascurato troppi beni invisibili, come i beni relazionali e i beni morali. Il capitale spirituale è il primo asset che manca nelle imprese, i cui effetti abbiamo visto e continuiamo a vedere. La pubblicazione dell’enciclica Fratelli tutti ci ha offerto ulteriori spunti di cui non possiamo non tenere conto nei lavori di The Economy of Francesco”.

Speranza e concretezza  propria dei giovani sono le caratteristiche dell’Economia di Francesco. E’ il parere di suor Alessandra Smerilli Professore Ordinario di Economia Politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e Membro del Comitato scientifico di “The Economy of Francesco. “In un mondo malato di pensiero a breve termine e poca visione di futuro, dare voce ai giovani significa iniziare a costruire ponti verso il futuro.

Sappiamo che in questi tempi di incertezza Papa Francesco invita a guardare oltre, a preparare il futuro, e a farlo in modo concreto, con lo sguardo sempre rivolto a chi è più in difficoltà. E i giovani stanno rispondendo a questo invito. Non ci presenteranno dunque un documento, non faranno un trattato su cosa vuol dire Economia di Francesco, ma prepareranno proposte, ci diranno come vogliono impegnarsi e di quale aiuto hanno bisogno”.

Disuguaglianze sistematiche

“Sulla nostra pelle –  osserva l’avvocato Francesca Di Maolo, Presidente dell’“Istituto Serafico” di Assisi e Membro del Comitato  organizzatore di “The Economy of Francesco” – viviamo disuguaglianze sistematiche in ambito della salute che sono ingiuste e inique perché non sono determinate da fattori biologici, ma da politiche economiche che scartano le vite più fragili.

Il Serafico partecipa a The Economy of Francesco per dare voce a tante persone ferite dalla povertà, dal limite, dalla malattia e dall’abbandono. Siamo in questo processo sin dall’inizio per aiutare i giovani economisti a tenere fissi i loro occhi sulle persone che sono ai margini delle nostre strade. Nessuna strategia, nessun progetto potrà essere davvero innovativo se non porta con sé i volti che danno senso e fine alle azioni”.

L’evento di Assisi si aprirà con un video realizzato dai ragazzi del Serafico che parla del sogno segreto che custodiscono nella loro anima.

Scritto da Carlo Di Cicco

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