Comunità educante

Comunità educante

Fonte: www.comune-info.net

Accompagnare le famiglie nell’accoglienza di una nuova vita, supportando il loro ben-essere, è un processo che riguarda i genitori ma che dovrebbe coinvolgere tutta la comunità. Insomma, ci sono concetti, come ad esempio accoglienza, educazione diffusa o comunità educante, che hanno bisogno di essere approfonditi e riempiti di senso per trasformare la vita di ogni giorno.

Foto di Chester Ho, tratta da Unsplash.com

L’attesa e la nascita di un figlio o di una figlia è un tempo ricco di trasformazioni – che riguardano certamente il corpo della madre, ma che è densa di pensieri ed emozioni, dubbi e timori anche da parte del padre -, che i futuri genitori possono affrontare insieme, comprendendosi e sostenendosi reciprocamente, ma che possono anche divenire una difficoltà di relazione per le differenze che caratterizzano i due ruoli. Concepimento, gravidanza, parto e nascita sono fasi di profondo cambiamento non solo all’interno della coppia, ma anche dell’intero contesto familiare e sociale in cui la famiglia è inserita.

Al di là dei cambiamenti fisiologici che il corpo della donna subisce e accoglie, per via delle sorprendenti modificazioni dettate dalla programmazione genetica, si crea uno “spazio” per accogliere un nuovo essere vivente, con tutto quanto questo comporta in termini di pensieri, emozioni, interazioni, ruoli, organizzazione. Dal concepimento alla nascita e fino ai primi stadi di vita del nascituro, i processi di trasformazione possono rivelarsi difficili e complessi, nonostante il prevalere di stereotipi e pregiudizi ancora diffusi spinga a rappresentazioni talvolta romantiche e edulcorate. Nell’immaginario culturale legato alla gravidanza e al parto, la connessione più diretta è con stati d’animo di meraviglia e di gioia, che certamente sono presenti, ma che per lo più si alternano velocemente anche a stati di ansia e di colpa, di tristezza e di paura, di rifiuto e di fatica. Il rapido susseguirsi di sensazioni ed emozioni crea confusione se non ha la possibilità di essere accolto come normale, di essere quindi compreso, espresso e condiviso. A questo movimento emotivo, va aggiunto quello connesso alla riattivazione di vissuti e memorie che riguardano le relazioni con i propri genitori, in entrambi i membri della coppia e persino nella famiglia allargata più in generale, rendendo questa una fase talvolta critica nel ciclo di evoluzione della famiglia.

Non va sottovalutata la ricaduta di una tale complessità emozionale sulla nuova vita contenuta nel grembo materno, attraverso il cui corpo arriva il nutrimento, ma anche tutte le sensazioni fisicamente connesse alla variabilità dei suoi stati d’animo. È altresì noto che a parto avvenuto la donna attraversa un difficile periodo conosciuto con l’espressione di depressione post-parto, e che tale modalità emotiva ha un riverbero immediato e anche di lungo termine sul bambino, che può manifestare disturbi cognitivi, sociali e o relazionali.

Recenti studi di neuro-psicologia e di epigenetica hanno ulteriormente sottolineato come fattori esterni come lo stress, la mancanza di supporto familiare e sociale, le sofferenze emotive si riversano sullo sviluppo del bambino, sul suo assetto metabolico ed endocrino, sulla struttura stessa del suo cervello tanto da poterne ostacolare le tappe di sviluppo a livello sia cognitivo, sia sociale ed emotivo durante le fasi successive.

Da tutto questo patrimonio di conoscenze risulta evidente come il ruolo del contesto sociale nel quale è inserita la coppia genitoriale possa essere un valido aiuto nell’accogliere in modo adeguato tutte le sue difficoltà e indecisioni, nonché i segnali di disagio che possono essere il preludio di malfunzionamenti più seri. 

Tutta la comunità può svolgere una funzione di contenimento e di supporto se adeguatamente informata e formata, perché ogni gesto, ogni azione, ogni comunicazione possono avere un peso significativo nel processo di accoglimento dei vissuti e delle difficoltà. Perché questo avvenga è necessaria una condivisione e una co-costruzione di conoscenze, garantita nello scambio tra esperti di diversi settori e professionalità con tutti i cittadini e le cittadine disponibili, in particolare quelli che più sono coinvolti nei processi di cambiamento che coinvolgono la coppia genitoriale. Si pensi ai nonni e alle nonne, ai vicini di casa, agli esercenti, a quanti erogano servizi in forma pubblica o privata, agli insegnanti e agli educatori, agli assistenti e operatori sociali. Coinvolgere la comunità più ampia in processi di condivisione culturale significa creare le condizioni per una società accogliente: una società che non giudica ma offre sostegno, che si mette a disposizione e non si contrappone come un ostacolo, che sa come esprimersi ed evita comportamenti disfunzionali al ben-essere della famiglia che si allarga (leggi anche il Manifesto dell’educazione diffusa).

Adottando un approccio ecologico allo sviluppo umano, secondo quanto teorizzato da Urie Bronfenbrenner, si può sostenere che i cambiamenti nella vita di un individuo sono dettati principalmente dall’ambiente circostante. Per ambiente circostante si intendono vari livelli del sistema culturale e sociale, a partire da quelli in cui la persona è inserita e laddove sperimenta relazioni dirette e reciproche, che Bronfenbrenner definisce microsistemi, come ad esempio la famiglia o una classe scolastica. Ma lo sviluppo umano è influenzato anche da altri sistemi. Nel mesosistema sono comprese le relazioni tra microsistemi: è evidente che i modi in cui scuola e famiglia si relazionano abbia una ricaduta diretta su tutti gli attori, in particolare i più piccoli. Al livello dell’esosistema sono considerati elementi che influenzano la vita delle persone, pur non avendo una interazione diretta con essi: pensando a un bambino, ad esempio, l’attività lavorativa dei genitori garantisce in modo diverso sia la possibilità di tempo libero da passare insieme, sia le risorse a cui attingere per quel tipo di esperienze che costituiscono momenti di apprendimento significativo sul campo, come viaggiare o frequentare biblioteche e teatri. Vi è poi il macrosistema, costituito da elementi culturali in cui la persona è immersa, come ad esempio la valorizzazione o no delle differenze di genere, l’uso sessista o no del linguaggio, gli accessi alle carriere e la possibilità di usufruire di ascensori sociali, l’adesione o no ai valori di una religione ufficiale, la tipologia di fondamenti politici della propria nazione, e così via. Vi è poi il cronosistema, che si riferisce al momento della vita di una persona in cui si vivono determinate esperienze: si pensi alla perdita di una persona cara, molto differente se coglie un bambino in tenera età o quando è adulto, o anche all’accoglienza di una nuova vita – per restare in tema – nelle fasi normalmente dedicate alla costruzione della famiglia o quando le stesse condizioni fisiche sembrerebbero ormai inidonee alla sua accoglienza e alla ristrutturazione che ne consegue.

Avendo in mente tutto quanto sopra esposto e su sollecitazione di esperti nel settore della psicologia perinatale, il Comune di Recanati ha progettato e sta realizzando una serie di incontri con professionisti del settore, con lo scopo di offrire spunti di riflessione e di costruire una cultura condivisa all’interno di incontri dialogati, nella consapevolezza che, porsi al servizio della condivisione di concettualizzazioni scientifiche tradotte in termini accessibili a tutti i partecipanti, favorisca le possibilità di mettere in campo i comportamenti funzionali da parte di qualsiasi cittadino o cittadina disponibile e attento.

Ampliare la base di persone adeguatamente (in)formate costituisce per tutta la comunità un fattore di protezione a livello collettivo, garantisce la diffusione di comunicazioni efficaci e di comportamenti supportivi, allarga le maglie e connette i nodi delle reti sociali, responsabilizza e rende protagonisti tutti nella costruzione del ben-essere. Allo stesso tempo gli incontri (ri)creano legami e possibilità di reciproco ascolto, aiutano il riconoscimento vicendevole, accorciano le distanze in virtù di consapevolezze che crescono contemporaneamente e offrono l’opportunità di specchiarsi nei problemi che altri riferiscono.

Nella scelta dei professionisti da coinvolgere come relatori si sono scelte figure molto note e stimate da tutta la cittadinanza: un’ostetrica, un ginecologo, un pediatra, un medico di base, tre psicologhe con specializzazioni diverse (rispettivamente in psicologia perinatale, in psicologia dello sviluppo e in psicologia dell’educazione).

Si tratta di un progetto pilota, che è partito a ottobre dello scorso anno e che si intende però ripetere e allargare, sia con la presenza di altre figure esperte, sia con il coinvolgimento di più persone tra i partecipanti. Un percorso intenzionale, frutto di un preciso posizionamento politico, che intende offrire a chiunque la possibilità di informarsi e porre le basi per la realizzazione di una comunità attiva e partecipante, che si occupi di ogni suo membro, prendendosene cura, senza arrivare a doversene preoccupare a problemi consolidati, quando i margini di intervento nella quotidianità si assottigliano, fino a divenire inefficaci.

Scritto da Paola Nicolini,

docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Macerata e assessora alle Politiche sociali, per l’integrazione e per le famiglie, processi partecipativi e qualità della vita, Città delle bambine e dei bambini presso il Comune di Recanati. Ha aderito al Manifesto dell’educazione diffusa

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