C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria. Sull’assemblea nazionale di Fridays for Future

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria. Sull’assemblea nazionale di Fridays for Future

Fonte: www.italiachecambia.org

Più di 100 città italiane, 500 giovani provenienti da nord a sud della penisola uniti a Milano per essere parte della prima Assemblea Nazionale Costituente dei Fridays for Future con lo scopo di discutere la direzione che deve prendere l’Italia all’interno di questo grandissimo movimento. Il 13 aprile è un momento unico per le sorti del nostro pianeta: a distanza di un mese dal grandissimo evento del 15 marzo che ha riempito le piazze del mondo, noi di Italia che Cambia siamo qui, insieme agli attivisti provenienti da tutte le città che si riuniscono per la prima volta.

Centinaia di volti. Mi guardo intorno e l’atmosfera è giovane, frizzante, energica. Una sala gremita di giovani ragazzi e ragazze, un’energia che si può toccare con mano. C’è chi, per la troppa adrenalina è giunto in anticipo a destinazione, chi ha impiegato gli ultimi giorni ad organizzare con cura e impegno l’assemblea, chi ha trascorso le ultime 20 ore in un lungo viaggio che lo ha portato fin qui. Sono i volti dei ragazzi e delle ragazze giunti oggi a Milano da tutta Italia per rappresentare le voci delle proprie città e le esperienze di attivismo nate in questi ultimi mesi dai movimenti locali dei Fridays for Future ispirati da Greta Thunberg.

L’Assemblea nazionale di Fridays for Future a Milano

105 sono le città italiane rappresentate nell’assemblea e giunte fino a Milano, che salgono a turno sul palco per raccontarsi e condividere le esperienze dei Fridays for Future locali intraprese in questi mesi sui territori.

“Se siamo qua insieme è perché il 15 marzo siamo scesi in piazza in 400 mila a manifestare per il clima”. Mi rimane impressa questa esclamazione, proprio perché da qualche tempo si respira nelle città un’aria diversa, un’aria nuovache sembra portare un vero e proprio vento di rivoluzione giovane ed effervescente, lo stesso che ha spinto ragazzi e ragazze ad unirsi a questo grande movimento nascente e ad essere oggi presenti in questa sala.

Sono numerose le persone con cui mi ritrovo a conversare durante l’intera giornata, proprio perché non posso fare a meno di farmi influenzare dalla loro vitalità contagiosa. “Oggi l’atmosfera è vivace e giovane. È fuoco che arde. Abbiamo sempre pensato di essere soli e invece siamo tantissimi”, mi dice Alessandro Silvello, coordinatore nazionale. “C’è interesse a conoscersi e prendere contatti tra le diverse città – aggiunge in seguito Emma Romoli, portavoce di Firenze – e questo è il clima che io mi auguro si inizierà a respirare da ora in avanti”.

Oggi è un momento di confronto tra i gruppi locali che non possono più rimanere isolati nei confini delle proprie città ma che necessitano di un momento di contaminazione reciproca che, attraverso questo raduno, vuole dare forma ad un coordinamento nazionale capace di definire obiettivi e linee guida per il nostro futuro.

Lorena di Maria e Paolo Cignini intervistano una ragazza a margine dell’assemblea

Voci alte, toni forti. La mattina è destinata ai racconti delle esperienze sui territori. Ogni rappresentante ha soltanto cinque minuti per raccontare i progetti portati avanti nelle proprie città e per farsi portavoce di pensieri, idee e valori. Mi accorgo con stupore che le pause e i momenti di silenzio sono molto rari: sono tante, troppe le cose da dire. E tanti sono gli applausi che si sovrappongono alle voci di chi parla senza mai fermarsi, perché le argomentazioni sono numerose e l’entusiasmo incontenibile.

Mi ritrovo, durante la giornata, ad ascoltare una moltitudine di voci: sono le speranze, i progetti, i desideri di un mondo di giovani che uniti scoprono di non essere soli ma di rappresentare una potenza trasformatrice. Ma sono anche le paure e le preoccupazioni per un mondo che ha sempre più bisogno di azioni concrete e immediate.

Determinazione. “Dobbiamo essere il ticchettio dell’orologio di un cambiamento che deve avvenire” sostengono i ragazzi di Acireale, che il 15 marzo hanno raccolto delle istanze da consegnare alle amministrazioni in fatto di mobilità sostenibile e che parlano di un impegno necessario non solo nelle scelte politiche, ma anche nelle piccole pratiche da intraprendere a livello locale. “Bisogna partire dalle scuole, cambiare la didattica e costruire momenti di discussione in base a ciò che emerge dai singoli territori” aggiungono i rappresentanti di Scafati.

Unione. I ragazzi di Faenza ci ricordano che “la forza di questo movimento è l’unione, sentirsi parte attiva e decisionale del sistema”, o come afferma il gruppo della Valle d’Aosta “in questa lotta abbiamo bisogno di tutti”.

Coraggio, come ne è esempio il rappresentante di Reggio Calabria, che durante il suo turno sale sul palco a nome di un gruppo che sul territorio calabro ancora non esiste e che chiede ai suoi concittadini di unirsi, per non essere solo in questa battaglia. “Non saremo mai un movimento nazionale finchè tutta la nazione non sarà coinvolta”, afferma con un’incredibile fermezza.

Critica. Non solo sogni e desideri da realizzare: l’intrecciarsi di pensieri e riflessioni si sofferma su alcuni grandi temi di protesta quali l’aumento delle malattie e della mortalità a causa dell’inquinamento, la lentezza nei grandi cambiamenti politici di cui si sta iniziando a parlare ma che sembrano ancora troppo lontani, il rischio che il movimento sia sottoposto ad una strumentalizzazione politica, ma anche un no alle grandi opere dannose agli ecosistemi, agli allevamenti intensivi, all’eccessivo consumo di plastica.

Ma come concretizzare tutti i sogni e le visioni emerse durante la giornata? Il risultato è racchiuso nel report che gli organizzatori dell’assemblea ci leggono in seguito alle testimonianze dei vari portavoce. Non un “manifesto”, per sottolineare la visione apartitica ma bensì un “report di sintesi” che contiene l’anima e lo spirito del movimento e che ragguaglia sui punti affrontati durante la mattinata, mettendo le basi per una nuova linea programmatica.

“Chi siamo, dove andiamo, cosa vogliamo”: la realizzazione del documento è forse il momento più complesso e discusso di tutta l’assemblea. La scelta è di leggerlo tutti assieme per punti, in maniera condivisa e partecipata, sintomo di un movimento che si incontra e si confronta dal vivo per la prima volta e che vuole lasciare spazio alle voci di tutti. Dalla lettura del documento emergono opinioni divergenti e critiche costruttive: ci si interroga sul significato di “anticapitalismo”, sulla necessità o meno di dialogare con le istituzioni senza finire per essere strumentalizzati, sulla necessità di rimanere un movimento indipendente.

Sono molti i punti condivisi dagli attivisti: partendo dal concetto di “Pensare locale, agire globale”, emerge la forte volontà di proseguire la mobilitazione non solamente durante i venerdì per il futuro e gli scioperi globali, ma quotidianamente, proprio perché il cambiamento avviene ogni giorno, in ogni momento.

Emerge con certezza l’amore per il pianeta: “Vogliamo un sistema economico circolare, che comporti un cambiamento degli stili di vita. È fondamentale ripensare al rapporto tra giustizia climatica e giustizia sociale, quale unico modo per generare un cambio di paradigma” ripetono in molti, partendo dal presupposto che il riscaldamento globale rappresenta una questione etica e politica e non esclusivamente ambientale.

Il giorno precedente all’assemblea si è tenuta la grande conferenza scientifica aperta a tutta la cittadinanza che ha unito sotto un solo tetto scienziati e giovani per confrontarsi sull’emergenza climatica ed ambientale. Scienza: un argomento che durante l’assemblea di sabato viene costantemente riproposto nei discorsi dei ragazzi. “Le nostre piazze erano arrabbiate, erano radicali. Noi vogliamo tutto e subito, non perché siamo giovani ed entusiasti, ma perché ce lo dice la scienza” raccontano i portavoce della Sardegna.

Oggi si è parlato di salvare il mondo, ma nessuna parola, pensiero o principio vale tanto quanto le singole azioni quotidiane e le buone pratiche che ognuno di noi deve intraprendere per dare vita al cambiamento, scardinando le proprie abitudini. E si spera che siano proprio i giovani i primi a mettere in atto queste azioni per dare il buon esempio e facendo da megafono a tutte le realtà positive che verranno intraprese.

La lettura del report sancisce la fine dell’assemblea. Sono le sette di sera e il sole che tramonta lascia tanti interrogativi su cosa accadrà a partire da domani. Di certo rimarrà l’entusiasmo e la forza contagiosa trasmessa da ogni singolo ragazzo e ragazza in questa giornata.

Il clima nella sala è saturo di buoni propositi: c’è chi si saluta, chi si abbraccia, chi tornerà nella propria città con un bagaglio di speranza e forza di combattere con ancora più determinazione, con la consapevolezza di non essere solo, ma di “essere la goccia che sarà l’inizio della tempesta”.

Scritto da Lorena Di Maria

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