Banca del Tempo, uno scambio di valori e servizi

Banca del Tempo, uno scambio di valori e servizi

Fonte: www.econerre.it

L’EmiliaRomagna, regione leader per la Banca del Tempo, particolare forma di istituto di credito in cui si scambiano risorse

La prima Banca del Tempo nacque a Parma nel 1992. Era imperfetta, nel senso che non prevedeva l’idea dello scambio, ma assolveva comunque all’esigenza di un mondo, quello femminile, all’affannosa ricerca di una conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Perché, allora come oggi, le ore della giornata non bastavano mai. Nel solco delle battaglie per le pari opportunità, la forma definitiva di banca, arrivò l’8 marzo 1995 con quella di Sant’Arcangelo di Rimini.

Oggi le realtà associate alla Banca del Tempo Nazionale sono circa 300 lungo tutto lo Stivale.

Leonina Grossi

Di queste, una cinquantina nella sola Emilia-Romagna, regione che su questo fronte – come sottolinea la vice presidente dell’Associazione Nazionale Banche del Tempo, nonché presidente della sede di Rimini, Leonina Grossi – testimonia di avere una sensibilità particolare. Il principio che le regola è la reciprocità: chi si iscrive diventa correntista, ossia titolare di un conto in cui si depositano le ore impiegate per realizzare determinate attività a favore di altri. Ore che diventano ‘crediti’. Di fatto ci si scambiano servizi, competenze, saperi, che non vengono monetizzati, ma calcolati in ore. Ipotesi: se Maria offre una consulenza legale a Mario, e Mario ricambia tagliando l’erba al giardino di Maria, la prestazione ‘vale’ uguale. Non ci sono differenze, il curriculum vitae non ha peso. In questo caso, il tempo non è danaro. E’ un sistema basato sui bisogni che possono essere soddisfatti da altri, nell’ottica del principio del mutuo aiuto, della condivisione e della capacità di coniugare utilità e piacere. Alla Banca del Tempo si possono offrire lezioni di lingue, di cucina, lavoretti per la casa – senza mai entrare in competizione con il mercato del lavoro – aiuto come baby sitter o anche solo un po’ di compagnia, perché ci si sente soli. Gli iscritti hanno come unico obbligo quello di terminare l’anno con un pareggio tra ‘entrate’ e ‘uscite’. Ossia tante le ore ricevute, tante le ore donate, seppur non necessariamente in maniera contestuale. E non maturano interessi, né in attivo né in passivo. Vige un concetto di solidarietà che sopperisce a difficoltà pratiche e mancanza di danaro. Esempio: quanto può costare un corso di lingue in una struttura accreditata, anche senza necessità di attestato? Almeno mille euro per una quindicina di lezioni. E un matrimonio tra vestito degli sposi, decorazioni floreali in Chiesa, ricevimento? Non meno di 10 mila euro, volendo stare ‘bassi’.

Ebbene, di recente, la Banca del Tempo di Rimini ne ha organizzato uno con 200 invitati per una coppia in difficoltà: c’è chi ha pensato all’allestimento, chi all’abito, chi a cucinare. Costo del matrimonio: zero. Molti sono gli stranieri e gli studenti che mettono a disposizione di nonni le loro competenze tecnologiche in cambio di ricette o indicazioni per fare una spesa corretta. E mentre si incrociano saperi e dialogano culture diverse, si favorisce l’integrazione, anche anagrafica. “Se fino a una decina di anni fa, la maggior parte degli iscritti aveva almeno una cinquantina d’anni, ora si fanno largo anche ventenni e trentenni, soprattutto donne”, rimarca Grossi. In generale, anche grazie ai tanti momenti di aggregazione – come la grande festa di inizio settembre a Santa Giustina (Rimini), per sostenere una fondazione colombiana con il coinvolgimento di tutta la comunità – le Banche del Tempo permettono, in un momento storico difficile, “di stare insieme, parlare, al di là di un odio che sembra avanzare”. Ovviamente, l’Associazione Nazionale Banca del Tempo, nelle sue diramazioni territoriali, ha una sede centrale, delle filiali e dota i suoi iscritti, alias correntisti, di un libretto degli assegni.

 

Scritto da Camilla Ghedini


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